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Ribellione

Sesto giorno… Resistere ad Angela e la sua frenesia dominatrice sembrava più difficile del previsto. La padrona di Elena non aveva ancora trovato un lavoro ma aveva il pretenzioso sogno di diventare un’attrice di successo, così passava da un provino all’altro. Finite le audizioni aveva tutto il giorno da dedicare alla sua schiavetta, che sottoponeva a compiti sempre più umilianti…

La chiave girò rumorosamente nella toppa e la porta si aprì. Angela entrò, vestita da lavoro, posò la borsetta e si diresse verso la cucina. Elena era dove l’aveva lasciata, stesa a faccia in su sul tavolo in mezzo alla stanza, in biancheria intima, legata con delle corde ai polsi e alle caviglie. In bocca aveva sempre le calze a rete della padrona. Ce l’aveva messe due ore prima, quando doveva uscire per i provini…

–Spero tu ora possa esserti stampata in quel cesso di bocca il sapore divino dei miei piedi. -le disse non guardandola neppure e aprendo il frigorifero…

–Shi, badrhon… coff, coff!..

Angela prese le calze:-Ripeti…

-Sì, padrona. Me lo sono stampato in bocca. Grazie mille…

-Lo spero. Ma per sicurezza… -salì sopra la sua pancia e le mise il piede destro in faccia. Lei leccò. Ormai c’era abituata. Leccava quei piedi quattro volte al giorno, tutti i giorni, sempre sudati. Il sapore le si era davvero fermato in gola. Quel sapore salato e forte…..

La padrona si spogliò lentamente. Prima la minigonna, poi la camicetta, ondeggiando i fianchi. –Ti eccito, brutta lesbica?- domandò slacciandosi il reggiseno sensualmente…

-Padrona… lei è stupenda ma…..

-Tu sei una schifosa schiava lesbica! Vero?- accompagnò la frase con un calcio in bocca…

–Ohi… si, padrona, mi scusi, lei mi eccita tantissimo… -rispose stavolta Elena dolorante…

–Meglio… -continuò lei sfilandosi anche le mutandine-… perché mi sembra che due settimane fa, quando me l’hai leccata, ti eccitassi molto… vero, Elena?..

-Quella notte… è stata solo un’avventura… Angela… mi è piaciuto, ma non sono lesbica…

La sudamericana fremette, con gli occhi pieni d’ira:-Chiamami padrona, lurida puttana!- urlò tirandole un cazzotto in pieno volto –Non ti azzardare di nuovo a mancarmi di rispetto!..

-Scusi, padrona… volevo solo…..

-Tu volevi dire che non sei lesbica. Lo so benissimo. Ma il mio scopo è punirti per quella faccenda della coca. Voglio umiliarti, hai capito?- continuò sedendosi sulla sua faccia- Quindi stasera me la leccherai di nuovo, finché non verrò in quel tuo cesso. Chiaro? Comincia!..

La ragazza non era nelle condizioni di rifiutare l’ordine, legata stretta al tavolino, con la padrona arrabbiata che le sbatteva il clitoride sulle labbra. Elena pensò che poteva essere capace di farle anche peggio e tirò fuori la lingua fino a massaggiarle la stupenda vagina in tutti i punti. L’aveva già fatto ma quella volta lo faceva per un comando, e la sua partner era di umore diverso dalla prima. Poi la volubile e sadica signora, per farle meglio gustare il dolce sesso le spingeva con violenza la testa nelle grandi labbra. In questo modo la sua lingua penetrava a fondo nella rosea apertura…

-Brava… così! Sì, puttana! Sì! Lecca tutto! LECCA!!Oooh! Siii… brava schiava! Brava lesbica! Queste frasi urlate da Angela facevano arrossire Elena, impaurita che Giorgio sentisse i gemiti e venisse a vedere la sua sottomissione. Ma continuava a leccare, la pelle liscia e lubrificata della sua vagina era il sogno di ogni maschio, e doveva averne fatti impazzire tanti solamente calandosi le mutande. La padrona, in preda a spasmi veri e non, iniziò a massaggiarsela, poi infilò un dito, poi due, mandandoli su e giù con frenesia, mordendosi le labbra…

-Ti piace, puttana? Sì, scommetto di sì, non hai mai leccato niente di così buono… e il bello deve ancora arrivare… oh, sì! Sì! Che dici, ti piace se mi masturbo mentre me la lecchi? Sì, ora vengo! Ora vengo! Sì! SI!!..

In effetti il buchino si stava piano piano bagnando sotto la lingua di Elena, che non poteva smettere di muoverla su e giù. Alla fine una cascata di umori le centrò in pieno la bocca, scivolandole velocemente in gola. Angela urlò. Ne aveva tantissimo di liquido, sembrava non finire mai. E quando finì iniziò un altro. Questa volta color dell’oro, con un gusto più forte. Anche in questo caso tutto finì accuratamente nella bocca, nemmeno una goccia finì sul pavimento. Se la schiava aveva pensato che il liquido vaginale era molto, bè, l’urina era di più…

-Aaaaah… ora sì che sto meglio. Mi sono svuotata. E tu ti sei riempita. Ti sei dissetata, maiala?..

-Sì… mia… padrona. -disse in un sibilo Elena…

-La mia piscia è sicuramente più sana di 500 grammi di cocaina… fidati. Ed è anche più buona!..

La slegò e la fece alzare in piedi. Aveva il corpo tutto intorpidito e le facevano male i polsi e le caviglie, dove le corde avevano fatto irritare la pelle. La padrona le fece togliere la biancheria che le rimaneva e la fece inginocchiare davanti a sé, nuda…

-Apri bocca! Adesso!..

Le ci sputò dentro varie volte, accumulando prima il catarro in bocca e poi buttandolo fuori. Lei ingoiò zitta. Dopo riprese il famoso guinzaglio e la trascinò in bagno. Durante il breve tragitto passarono davanti alla porta aperta dello studio di Giorgio, seduto sulla sua sedia a lavorare al computer. Appena le sentì passare si voltò, riuscendo a vedere per un secondo la schiava che arrancava a quattro zampe, nuda e con il collare. Non sembrò stupito. Si rimise subito a scrivere. Probabilmente la sorellastra gli aveva spiegato del ricatto e forse lo teneva aggiornato di tutte le cose a cui sottoponeva Elena…

Arrivate in bagno Angela tolse il guinzaglio e si sedette sulla tavoletta abbassata del water. Dovette solo indicare con una mano i suoi piedi perché la serva si gettasse a baciarli e a leccarli avidamente. –Così, brava… brutta feticista puttana di merda!..

Dopo pochi minuti la ragazza, chinata, sentì i passi di Giorgio avvicinarsi e poi bussare alla porta chiusa…

- Angela, hai un attimo?- chiese da fuori…

La padrona sussurrò alla schiava:- Ho notato come guardi mio fratello. Hai paura che ti veda così, eh? Ti piace, eh? Se smetti di leccarmi i piedi, ti frusto fino a notte fonda. - e poi rivolgendosi al ragazzo :-Entra pure!..

Nel volto di Elena, la lingua ancora sull’alluce della sua signora, si dipinse il terrore. Giorgio entrò. Appena vide la scena ebbe una reazione imbarazzata, che fermò subito dopo, continuando a guardare con interesse. Senza distogliere lo sguardo dal lavoro accurato della serva disse alla sorella:- Ha chiamato papà… ha detto… se… se lo richiami dopo…

-Ok, grazie. -rispose Angela con un sorriso…

-Allora a dopo. - e chiuse la porta…

-A dopo, Gio…

Elena era paonazza. La padrona scoppiò a ridere…

-Ah, ah, ah, ah! Dovevi vedere la tua faccia! Stupida schiava! Pensavi davvero che piacessi a mio fratello. Lui è un futuro scrittore di successo, tu una sporca leccapiedi, ridotta a rubare a uno spacciatore. Non può funzionare, idiota!- e le ficcò il piede destro in bocca. La schiavetta succhiava con cura, senza proferir parola, con le guance rosse dalla vergogna…

–Sai che ti dico? Parlerò con lui, gli dirò se vuole partecipare ai nostri giochi, se vuole anche lui usarti come vuole. Ti piace l’idea?..

Elena si tolse le dita di bocca e gridò:- Non lo fare! Angela ti prego, non lo fare!..

La faccia della dominatrice passò dall’ilare al furioso. Le prese le guance e strinse forte…

-Io lo farò! E ti dico un’altra cosa: Giorgio è esattamente come me. Pensi che non frema all’idea di sodomizzarti per bene, di usarti come zerbino? Ti sbagli!..

-Io non intendo più sottostare alle tue volontà! Me ne vado!- sbraitò Elena prendendo il coraggio a quattro mani –Tanto sono sicura che la droga l’hai già gettata via, per il mio bene! E ora te ne voglio dire io una. Quella notte non mi è piaciuto per un cazzo amoreggiare con te!!..

Angela accennò un sorriso. Si alzò e uscì nuda dal bagno. Ritornò dopo pochi secondi con una bustina piena di polvere bianca in mano…

-Non l’ho buttata via! E ora la darò al primo poliziotto che incontro! Contenta?..

La ragazza si zittò. Ora che ci pensava, non aveva per niente l’intenzione di finire dentro. Era meglio sottomettersi anche al bel fratello della sua padrona? Forse sì…

–Padrona… mi s. . scusi… non intendevo… la scongiuro. . non la consegni alla polizia… la scongiuro. . -e ai gettò di nuovo ai suoi piedi pregandola. Angela non parlò. Continuava ad agitarle la bustina davanti agli occhi…

-La prego… -continuò lei-… farò tutto ciò che vuole… e che vuole Giorgio…..

-Ne sono sicura. - iniziò la padrona posando sul lavandino la droga- Prima di tutto devo farti capire per bene chi comanda. Sei troppo disubbidiente. Sei solo una schiava, attieniti a questo!! D’ora in avanti sarò più dura, o mi sfuggirai dalle mani, insieme alla coca, che finirà in quelle del tenente…

–Grazie, padrona… tutto ciò che vuole… - e ricominciò a leccarle i piedi…

La divina alzò la tavoletta e si sedette sul gabinetto, con le gambe divaricate:- Basta con i piedi, comincia con la fica!- ordinò. Elena obbedì infilando la testa fra le sue gambe. Mentre leccava Angela iniziò a pisciare, bagnandole le labbra e il palato. Ad un certo punto la schiava vide attraverso il water l’ano della padrona che si allargava ed un’enorme cilindro marrone farsi strada fino a cadere sul fondo. Non smise di leccare la vagina…

–Scusami, ma avevo un grande bisogno di defecare- disse malvagia e seria la ragazza- Smetti di leccare, puttana. Voglio vedere quanto ti piace il profumo della mia merda. - detto questo si alzò e le ficcò la testa nel water in profondità. Da quella posizione poteva vedere nitidamente il grosso e perfetto stronzo…

–Voglio sentirti inspirare! Forza!..

Obbedì senza discutere e lasciò entrare l’aria impregnata di feci nelle narici. Come puzzava! Puzzava tantissimo, tanto che ebbe due o tre rigurgiti, ma si trattenne, anche se a fatica…

-Puttana, come va? Ora ti è passata la voglia di ribellarti, eh?- e la spinse ancora più giù. Adesso era a pochi centimetri dalla divina merda della sua signora e continuava ad annusare arricciando il naso e stringendo i denti…

-Non sono ancora soddisfatta… uhm… fai una cosa. Voglio che baci le mie dolci feci. Voglio che quando ti tiro su le tue labbra siano marroni…

Elena esitò. Angela urlò:- Bacia la mia merda, troia!..

Lo fece e un pezzo di stronzo le rimase attaccato alla bocca, quindi non poté fare altro che ingoiarlo disgustata. Tossì…

-Adesso hai capito chi sono, schiava, e di cosa sono capace… AH; AH; AH!

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