Vacanze nell’incesto
Prima di cominciare a viaggiare in lungo e in largo per la grande rete pensavo che le avessi solo io certe inclinazioni.
Ma mi sbagliavo di grosso, sul web ho trovato di tutto, persino siti dedicati a tendenze sessuali di cui, nella mia ingenuità, ignoravo persino l’esistenza.
Per quanto poi riguarda l’incesto, l’offerta era a dir poco straripante.
Purtroppo era quasi tutta roba in inglese (con buona pace dello stereotipo anglosassone che accusa noi italiani di essere troppo attaccati alla famiglia), ed io a scuola ho studiato solo quel maledetto francese che mi serve solo per qualche frase galante.
Comunque, non mi scoraggiai e con il mio stentato inglese da autodidatta mi avventurai alla scoperta di questo mondo.
Sicché, dopo incredibili gaffe fatte qua e là, approdai a un newsgroup in inglese, ovviamente, dedicato solo ed esclusivamente all’incesto.
Mi scervellai letteralmente per cercare di capire l’inglese di quei post.
C’era gente che confessava la propria passione per qualche membro della sua famiglia e chiedeva consiglio.
Altri invece raccontavano le loro esperienze incestuose e invitavano tutti a seguire il loro esempio.
Quello che più destò il mio interesse, fu il fatto che ogni tanto leggevo messaggi di persone che chiedevano di assistere agli incesti.
Ed è con orgoglio patriottico, che vi dico che uno di questi messaggi era in italiano, ed è sempre con orgoglio patriottico, che vi dico che ebbe anche una risposta in italiano.
Ebbi così l’ennesima conferma che avevo tanti sconosciuti compagni d’avventura.
Vista la situazione, presi il mio fidato dizionario d’inglese e cominciai a scrivere un bel messaggio in cui chiedevo se c’era qualcuno disposto a farmi assistere a questi benedetti incesti.
Ci misi una settimana per scrivere qualcosa che mi sembrasse appena decente.
I giorni passavano e accanto al mio messaggio non compariva il tanto atteso segno “+”.
Dovetti fare diversi repost, e, finalmente, proprio quando ormai non ci speravo più, arrivò una risposta.
Con mio grande disappunto mi si poneva però una condizione: dovevo inviare una mia foto.
Ora di solito i requisiti che vengono richiesti in casi del genere sono un bel corpo palestrato e una grande “dotazione”. E purtroppo io ero privo sia dell’uno sia dell’altro requisito, per cui pensai che la cosa fosse finita prima di cominciare.
Ma volli provare lo stesso e così, visto che in fondo era stata richiesta una foto senza però aggiungere nient’altro in proposito, chiesi se nella foto avrei dovuto essere nudo.
La risposta mi confortò abbastanza perché l’importante era che nella foto si vedesse bene il mio volto.
Tutto fiducioso inviai un primo piano del mio bel faccino e aspettai il responso, che dopo due giorni arrivò.
Avevo passato l’esame, nella mail mi si diceva che dalla foto risultava chiaro che fossi un bravo ragazzo di cui potersi fidare.
Finalmente la mia faccia da bravo ragazzo mi serviva a qualcosa nella vita.
Ora indovinate un po’ dove mi dovetti recare per realizzare la mia fantasia? In Francia e più precisamente a Nantes.
La madre e il figlio incestuosi erano francesi, finalmente anche la lingua francese mi tornava molto utile.
Ovviamente approfittai delle vacanze estive per fare questo viaggio di piacere.
Per quest’anno niente Sicilia e niente caccia alle turiste tedesche con gli amici del paese, la Douce France mi aspettava con le sue promesse di piaceri proibiti.
Per chi non lo sapesse Nantes si trova nel nord-ovest della Francia, nella regione della Loira, ed impiegai quasi due giorni di treno per arrivare a destinazione.
Ero elettrizzato, non riuscivo a credere che finalmente avrei incontrato delle persone che praticavano l’incesto.
Appena sceso dal treno, sentii chiamare il mio nome, così mi voltai e vidi la madre incestuosa.
Avete presente il personaggio della madre dei racconti d’incesto, e cioè la classica quarantenne ben tenuta e ancora arrapante? Be’, scordateville, questa era una cinquantenne in pessimo stato di conservazione e grassa.
Io sinceramente mi ero già pentito, e avrei voluto tornarmene a casa, ma quella agitando la mia foto mi stava venendo incontro a passo di carica.
Dopo i brevi convenevoli di circostanza, montammo in macchina, una sgangherata Renault 4 rossa, e andammo a casa sua.
E ora cerco di descrivervi anche il figlio.
Avrà avuto tra i 30 e i 35 anni. Era molto magro e alto, ma quello che mi stupì fu che in pratica era un minorato mentale, mi si scusi l’espressione non politicamente corretta.
Non so cosa avesse, ma certo era che aveva qualcosa che non andava.
La madre lo trattava come un bambino di 5 anni, e non faceva che dargli ordini.
Appena entrati nell’appartamento mi fece accomodare nel soggiorno, dove campeggiavano le foto del Papa, di De Gaulle e di Le Pen.
Io non potei fare a meno di domandarmi in quale gabbia di pazzi mi fossi andato a cacciare.
Immediatamente la padrona di casa cominciò a darsi da fare per preparare la cena.
Mai mangiato così male, ma in compenso lo spettacolo cui assistetti fu incredibile.
Sinceramente tutto ciò che accadde andò oltre la mia immaginazione.
Per tutta la durata della cena la signora fu continuamente palpeggiata dal figlio, che teneva il cazzo fuori dei pantaloni per ricevere qualche carezza materna di tanto in tanto.
La donna sembrava gradire molto le attenzioni del figlio e con le sue espressioni di piacere lo incoraggiava.
Dopo la cena la mia ospite mi affidò una videocamera, e mi spiegò che dovevo girare un filmino pour les amis.
Già, gli amici! In una sua e-mail aveva accennato a questi fantomatici amici, e ciò aveva fatto volare la mia fantasia, facendomi immaginare una specie d’internazionale dell’incesto.
Ora avrei voluto finalmente chiedere chi fossero questi amici, ma la mia curiosità non poté essere soddisfatta perché tutto stava accadendo a una velocità impressionante.
Avevo appena preso in mano la videocamera che i due si stavano già spogliando.
Quella del regista voieyer era la mia parte e decisi d’interpretarla al meglio, in fondo era una delle mie fantasie preferite quella di fare il regista di film porno.
La prima inquadratura la dedicai all’enorme cazzo in perenne erezione del figlio, poi inquadrai la mamma che si stava strizzando le sue immense e penzolanti tette, guardando qell’enorme cazzo che presto avrebbe avuto dentro la sua fica.
Non c’era assolutamente niente di bello.
Non era bello l’appartamento, che era piccolo e squallido. Non erano belli i protagonisti dell’amplesso, una donna sola, abbruttita da chissà quale storia di emarginazione, che abusava del figlio handicappato.
Niente fine erotismo, niente spensierata pornografia, solamente un oscena realtà rappresentata da due persone sole che cercavano un po’ di piacere dai loro corpi. Eppure continuai a riprendere ogni cosa.
In qualche modo provavo una torbida attrazione per le immagini che catturavo con la videocamera.
Ed eccovi la scena clou, lui disteso sul letto col cazzo dritto in attesa che lei gli montasse sopra per soddisfarsi.
Feci un primo piamo delle grandi natiche della donna che si alzavano e si abbassavano, mostrando così per pochi attimi il cazzo ben piantato nella fica.
Quindi riempii l’obiettivo con le espressioni di piacere dei loro volti.
Staccai poi per concentrarmi sulle grandi mani di lui aggrappate al seno dell’unica donna della sua vita.
Ma ciò che più mi affascinava riprendere era come lei manifestasse il piacere che provava.
Quando il godimento era molto intenso e l’orgasmo sembrava essere vicino, in maniera selvaggia e furiosa afferrava forte i capelli di lui e li tirava senza pietà oppure gli affondava, con folle violenza, le unghie nel petto.
Quando invece il piacere era meno intenso, gli accarezzava dolcemente il viso e la testa, pregandolo di fare il bravo figliolo e di non venire subito.
Passai il giorno dopo in giro per Nantes.
Non mi andava affatto di rimanere in casa da solo con il figlio incestuoso mentre la mamma era al lavoro.
Quando la sera tornai a casa dei miei ospiti, mi diedero una succosa notizia: il giorno dopo saremmo dovuti partire per far visita a les amis.
Dopo due ore di viaggio con la mitica Renault 4, arrivammo finalmente a Saint-Malo, che era la nostra meta e ovviamente la città dei nostri amici.
La casa degli amici si trovava fuori città, e ci mettemmo un po’ per trovarla.
Giacché non amo dilungarmi nelle descrizioni vi dico solo che ci trovammo di fronte un grazioso villino con un bel giardino e una piscina.
La signora che ci accolse indossava un costume da bagno e aveva annodato ai fianchi un pareo.
Anche lei avrà avuto sui cinquant’anni, ma al contrario della mia ospite era molto magra e in ottimo stato di conservazione.
Ci fece sedere su un tavolo che era ai bordi della piscina e quindi ci presentò suo marito e i suoi due figli, un ragazzo sui 19 anni e una ragazza assai carina di circa 17 anni.
Da parte di tutti c’era molto imbarazzo, e ciò era senz’altro dovuto al fatto che in realtà che tra noi c’era stato solo qualche scambio di post.
La mia ospite aveva conosciuto sul newsgroup d’incesto il ragazzo diciannovenne proprio come era successo con me.
Il ragazzo le aveva raccontato che nella sua famiglia si praticava l’incesto con tranquillità e alla fina l’aveva invitata per le vacanza nella villa di famiglia in Bretagna.
Ma a giudicare dall’espressione del ragazzo avrei giurato che adesso si era pentito del suo invito.
Certo si sarà immaginato che la donna che aveva conosciuto tramite ng fosse un po’ più bella e che il figlio di lei fosse normale, sempre se mi passate il mio linguaggio politically incorrect.
Ma la delusione era reciproca, infatti neanche la signora che mi aveva condotto sin qua mi sembrava molto contenta de les amis, forse perché, data l’accoglienza cortese ma freddina, avvertiva che non era certo molto gradita in quella casa.
Com’è naturale quando ci si ritrova a parlare con estranei con i quali non c’è molto feeling, la conversazione cadde su argomenti impersonali, e tra questi la politica.
All’inizio ci ritrovammo tutti d’accordo nel condannare la corruzione imperante nell’ambiente politico francese proprio come in quello italiano.
In particolare si parlò dello scandalo che in quei giorni coinvolgeva addirittura il presidente della IV Repubblica, monsieur Chirac.
I problemi vennero quando si passò a discutere della delicata questione dei sans papier.
Io e les amis eravamo piuttosto comprensivi nei confronti degli immigrati irregolari mentre la mia ospite era molto intransigente, lei avrebbe addirittura voluto cacciare via tutti gli immigrati.
Le posizioni di estrema destra della donna cominciarono ad irritarci, ma era altresì evidente, a parer mio, che nelle sue parole trovavano espressione un rancore e una rabbia che avevano origine nelle difficoltà della sua vita.
Comunque, si finì con un bello scambio di insulti da ambo le parti, per cui lei prese per mano il figlio e se ne andò via.
Io ero invece rimasto con la bella famigliola appena conosciuta, ero troppo curioso di conoscere la loro storia.
Quello che mi dissero a proposito delle loro pratiche incestuose aveva dell’incredibile per me.
Chatrinne, che era la mamma, mi disse che, secondo lei, in una famiglia è un preciso dovere delle donne soddisfare sessualmente i famigliari maschi.
“Non c’è assolutamente alcun motivo che impedisca a una madre di dare sollievo al figlio che non ha modo di scaricare altrimenti la sua tensione sessuale. Il sesso è uno dei bisogni più importanti per l’uomo, e quindi mi sembra più che logico che una madre debba provvedere anche ai bisogni sessuali dei figli.
Quando vedo che mio figlio è molto eccitato e per qualche motivo non può fare sesso con qualche sua amica, lo aiuto io a godere.”
Tutto ciò che sentii superava di parecchio ogni mia più perversa fantasia. Tant’è che provai pure a obiettare qualcosa, ma con nessun risultato.
“E non pensa ai possibili traumi psicologici che potrebbe comportare una tale pratica incestuosa? E inoltre in questo modo la famiglia si chiude al mondo esterno. Se anche le passioni erotiche possono e debbono essere vissute anche nell’ambito famigliare, i figli non avranno mai lo stimolo per uscire dalla famiglia di origine.
”
“Sciocchezze! Le mie prime esperienze sessuali io le ho avuto con mio fratello e adesso entrambi siamo felici e abbiamo una bella famiglia. Per quanto riguarda i miei figli mi sembra che essi stiano molto meglio degli altri ragazzi. Insomma, io non capisco proprio: tutti loderebbero la madre che donasse la vita per il proprio figlio, ma se questo ha molto bisogno di un po’ di sesso e la madre lo aiuta allora è una pervertita.
Non vedi come sia assurdo questo modo di ragionare? Perché non si può aiutare una persona che si ama tanto, anche quando questa ha bisogno di fare sesso?
E’ Infelice e ingiusta una società dove le madri si debbono spaventare ad offrire il sesso a un ragazzo che amano tanto”
Nonostante il tabù dell’incesto, come ho già detto, mi abbia sempre attratto, devo confessare che questo ragionamento non solo non mi convinceva affatto ma ero anche enormemente stupito che potessero esistere delle persone per le quali l’incesto è una cosa normalissima che non provoca alcun turbamento.
Sempre più mi accorgevo quale enorme divario esista fra fantasia e realtà.
Avevo finalmente trovato ciò che andavo cercando da più di un anno e ora qualcosa in me non riusciva ad accettare ciò che la vita mi stava mostrando.
Completamente privo di una personale esperienza d’incesto, non potevo proprio capire come quella famiglia potesse andare avanti senza particolari tensioni e con la stessa tranquillità delle altre famiglie.
Per la seconda volta nella mia vita potei quindi assistere alla violazione dell’ultimo tabù sessuale ancora rimasto.
Le parole della signora dovevano aver eccitato suo figlio, perché questi esibiva una bella erezione sotto il suo costume.
La madre non tardò ad accorgersene e prese ad accarezzare il cazzo del ragazzo. Poi entrambi si alzarono e continuando a toccarsi si allontanarono.
Io rimasi con la figlia e il padre.
La ragazza mi disse che suo fratello ero molto viziato e pretendeva di fare sesso con la madre anche tre volte al giorno.
Poi guardando in maniera maliziosa il padre, mi mise un piede sulla patta dei pantaloni e cercò di eccitarmi.
Ma era evidente che fosse suo padre quello che in realtà voleva far eccitare.
Ero di nuovo nel bel mezzo di un incesto, ma questa volta la mia parte non era quella del voieyer, questa volta dovevo offrire uno spettacolo capace di risvegliare i sensi del genitore per permettergli magari di scopare la figla.
In un stupido sussulto di orgoglio, trovai avvilente che quei due mi volessero usare per catalizzare i loro desideri.
Mi sentivo strumentalizzato e perciò avrei voluto andarmene. Ma la ragazza era troppo carina.
Non potei resisterle, mi sbottonai i pantaloni e chiesi la sua bocca, che prontamente mi fu concessa, con mio immenso piacere.
Avrei voluto solo sfogare un po’ la mia eccitazione sessuale, per poi cominciare a lavorarmi la ragazza con calma. Ma lei era troppo brava e la sua lingua riusciva a donare al mio cazzo incredibili sensazioni.
Sicché, ormai completamente soggiogato dalla sensualità della ragazza, non potei fare a meno di abbandonarmi a lei.
La regia del partouze era in mano a una ragazza di 17 anni, che sembrava godersela un mondo ad avere in suo completo potere due maschi più grandi di lei.
Forse era proprio questa sensazione di potere che la inebriava e la spingeva a continuare nel suo gioco.
Intanto il papà non aveva potuto fare a meno di cominciare a masturbarsi, e quando la figlia lo vide menarsi il cazzo, un lampo di soddisfazione brillò nei suoi occhi.
” Masturbati pure, papà. Però non voglio che tu venga adesso.”
Nonostante l’umiliazione che provavo nel subire il potere di una ragazza di dieci anni più piccola, venni.
“Hai visto come ha goduto, papà? Avresti voluto essere al suo posto?”
“Sì, molto”
Ormai manifestamente padrona della situazione, si sdraiò per terra e mi ordinò di ficcare la testa tra le sue cosce e di provare a farla godere.
Prima di obbedirle soddisfai i miei occhi con la visone dei suoi peli pubici che formavano un triangolo perfetto.
Siccome non potevo certo dedicarmi alla sua clitoride d’emblée, cominciai a massaggiare il monte di Venere.
Mentre le mie dita esercitavano leggere pressioni circolari sul pube della ragazza, la mia attenzione, inevitabilmente, fu attratta da quell’insolito, per me, rapporto tra padre e figlia.
Nel comportamento della ragazza mi sembrava di percepire la fierezza che gli derivava dall’essere consapevole del grande potere di seduzione che esercitava sul padre.
I suoi occhi erano sempre fissi sul genitore per cercare di cogliere tutta l’intensità del desiderio che lo spettacolo suscitava in lui.
Di nuovo mi fu chiaro che per lei io fossi solo un strumento per giocare col padre, sicché il mio orgoglio mi spinse ad impegnarmi al massimo affinché lei si dimenticasse per un attimo del genitore e godesse per le mie attenzioni.
Mi dedicai alla parte interna della coscia, leccandola, baciandola. Lentamente mi avvicinai alla fica.
Immersi il viso nel suo meraviglioso boschetto e cominciai a leccare le grandi labbra.
E finalmente colla punta della lingua comincia a titillare la clitoride. Pensai di essere riuscito nel mio intento, ma era solo una mia illusione.
“Papà, guarda come me la lecca bene. Come si vede che gli piace la mia passerina. La vorresti anche tu?”.
Il padre questa volta non ripose, ma i sospiri che faceva masturbandosi erano più che sufficiente per soddisfare la vanità della ragazza.
Io non volli arrendermi e provai a soffiare sulla clitoride, a succhiarla, a leccarla prima delicatamente e poi con più vigore.
In fine, constatato come tutti i miei sforzi fossero vani, l’umiliazione mi fece perdere il controllo.
Misi a pancia in giù la ragazza e la penetrai con rabbia.
Sentivo la fica bagnarsi incredibilmente, ma sapevo che in tutto ciò io centravo poco.
“Vorresti avermi come fa lui, papà. Ma oggi non te la voglio dare e forse non te la darò per un bel po’.
Voglio vederti soffrire per il desiderio”
Chiusi gli occhi per non vedere quei due eccitarsi a vicenda, e provai a concentrarmi solo sulle sensazione che mi provenivano dal mio cazzo.
Quando venni, l’endorfina liberatasi nell’organismo a causa dell’orgasmo placò il senso di frustrazione per l’orgoglio ferito.
Mi rivestii e lasciai la figlia a godersi la dominazione sessuale che esercitava sul padre.
Poiché non avevo più nulla da fare in Francia, decisi di tornarmene in Italia e di passare in Sicilia il resto delle mie vacanze.
Alla Gare de Lyon presi il treno che mi avrebbe riportato in Italia.
Sul giornale che avevo comprato alla stazione per passare il tempo lessi di un insolito caso d’incesto che aveva fatto molto discutere in Francia.
Una donna aveva usato lo sperma del fratello per farsi inseminare artificialmente.
Siccome la legge francese vieta una cosa del genere, lei era dovuta andare in America per mettere in atto il suo proposito.
Non potei fare a meno di domandarmi cosa l’avesse spinta a usare proprio lo sperma del fratello per farsi inseminare.
Poco prima di oltrepassare la frontiera, salì sul treno una insolita coppia formata da un giovane e da un donna matura. I due erano molto riservati e non mi permettevano di prendere nessuna confidenza.
Però dal modo in cui si comportavano sembravano un dolce e tenera coppietta. Infatti non facevano che ricoprirsi di premure e di piccole attenzioni.
Date le mie recenti esperienze, mi fu impossibile non pensare a un altro bell’incesto tra madre e figlio.
La mia immaginazione costruì su di loro una bella storia.
Un marito violento che picchia la moglie e il figlio che cresce odiando il padre e sognando di vivere accanto alla madre per proteggerla e renderla felice.
Diventato grande, il figlio, con l’aiuto della madre, caccia il padre violento e corona il suo sogno infantile.
In fondo non c’è neppure bisogno di immaginarsi che vadano a letto insieme, affinché si possa parlare d’incesto, a parer mio, è sufficiente che conducano una vita di coppia, anche se non fanno sesso.
Per tutta la durata del viaggio la mia mente fu occupata a immaginare la storia dei miei compagni di viaggio e a riflettere su quel mi era accaduto.
Ma arrivati a Villa S. Giovanni, come per incanto ogni pensiero riguardante l’incesto mi abbandonò.
Quando il traghetto ebbe ingoiato tutti i vagoni del treno, me ne andai sul ponte della nave per mangiare un bell’arancino caldo.
Era notte, e il mare e il cielo si confondevano in un nero indistinto punteggiato dalle luci delle due città dello stretto.
Pensai a miei amici e in particolare a Vito, che si era sposato da appena tre mesi e già aspettava un figlio.
Adesso lui era un padre di famiglia e io ancora un ragazzo che perde il suo tempo inseguendo le sue sciocche fantasie.
Sentii il demone della malinconia usare i miei rimorsi per impadronirsi di me, ed allora, per non soccombere, appallottolai i miei pensieri e li gettai nel nero mare insieme al pezzo di carta che avvolgeva l’arancino.
Mi voltai e vidi due splendide turiste tedesche.
È in occasioni del genere che ringrazio il mio nonno materno per avermi rotto le palle quando ero piccolo colle sue lezioni di tedesco. Anche se purtroppo io, non prevedendo quanto mi sarebbe potuto essere utile il tedesco in futuro, all’epoca non ero uno allievo diligente.
Mi avvicinai alle ragazze esibendo un sguardo sornione e malizioso.
E d’improvviso mi inginocchiai davanti alla ragazza che mi piaceva di più e senza ritegno sfoggiai il mio pessimo tedesco.
“Du bist wundebare. Dein blondes Haar scheint mehr als der Sonne und dein blauer Auge-Glanz mehr als die Sterne. Wenn du wirst mir einen Kuß geben, damit ich werde ein fröhlicher Man sein.”
Un bellissimo sorriso illuminò il volto della bionda creatura, che probabilmente non aveva mai sentito qualcuno parlare peggio la sua lingua, ma che generosamente mi regalò ugualmente un delicato bacio a fior di labbra.
Di come andò a finire con la turista tedesca non lo racconto, è una storia troppo banale.
Aggiungo solo una piccola informazione:
in Italia l’incesto è un reato, ma viene punito solo se c’è il pubblico scandalo, che, a seconda dei punti vista, può essere considerato o una condizione di punibilità o un elemento del reato.
Art. 564 cod. pen.
Chiunque, in modo che ne derivi pubblico scandalo, commette incesto con un discendente o un ascendente, con un affine in linea retta, ovvero con una sorella o un fratello, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.
La pena della reclusione è da due a otto anni nel caso di relazione incestuosa.
Nei casi preveduti dalle disposizioni precedenti, se l’incesto è commesso da persona maggiore di età con persona minore degli anni diciotto, la pena è aumentata per la persona maggiorenne.
La condanna pronunciata contro il genitore importa la decadenza dalla potestà dei genitori.
Pubblicato in: April 8th, 2009 sotto Racconti.
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