La mia ragazza e sua sorella. (1° Episodio)
Come al solito ero andato a pranzo a casa della mia ragazza.
Era ormai quasi un anno che c’eravamo fidanzati ufficialmente e, in tutta onestà, devo dire che i suoi genitori mi avevano accolto nel migliore dei modi.
La sorella più piccola poi, aveva subito dimostrato una enorme simpatia.
I miei suoceri avevano un attività commerciale nei pressi di casa, e ciò permetteva loro di pranzare a casa e anche di farsi il riposino pomeridiano prima di ritornare a negozio.
Io non ho mai disdegnato la buona cucina e mia suocera era una cuoca provetta, ed anche se il tempo a sua disposizione era molto poco, riusciva a preparare dei piatti da leccarsi i baffi.
Quel giorno faceva un caldo insopportabile e dopo aver pranzato andammo tutti a riposare.
Io, in modo particolare, avevo mangiato a dismisura e a stento mi reggevo in piedi, quindi crollai quasi di botto sul divano a me riservato per il riposino.
Dormii per quasi due ore, ma avrei continuato ancora se non fosse stato per la voce di mia suocera:
- Io vado. Mi raccomando non fate le solite porche. -
Cosa voleva dire con quel “…non fate le solite porche”? A chi si riferiva?
Stavo per alzarmi quando dopo il rumore della porta d’ingresso che si chiudeva sentii di mia cognata che diceva:
- Finalmente ci ha lasciate sole. Che rompipalle! -
- Abbassa la voce, altrimenti Mario ci sente e addio divertimento. -
Queste ultime parole dette dalla mia ragazza m’indussero a fare finta di continuare a dormire, mentre da sotto il cuscino che avevo abitudine di tenere in faccia, riuscivo a vedere cosa accadeva.
La situazione sembrava essere normalissima: Maria, la mia ragazza, e Roberta, mia cognata, erano intente a prendere qualcosa dalla libreria.
Ma la cosa strana era che Maria, in piedi su di una sedia, passava dei libri alla sorella che regolarmente appoggiava a terra.
Il tutto, si vedeva, era fatto cercando di fare il minor rumore possibile evidentemente per non svegliarmi.
Continuai allora a far finta di dormire, anche perché avevo la sensazione che il loro cercare di non fare rumore non era dettato dall’amore nei miei confronti ma da altro.
Mentre incuriosito cercavo di capire cosa stessero facendo, accadde qualcosa che mi stupì non poco: Roberta con un movimento fulmineo infilò una mano sotto la minigonna di Maria toccandole il culo.
- Non fare la cretina, si potrebbe svegliare Mario. -
- Dai che ti piace! -
- Cretina, sai benissimo che mi piace, ma prendiamolo prima e poi andiamo in camera nostra. -
Cosa le piaceva? Perché si preoccupava tanto che mi svegliassi? Cosa dovevano prendere?
Mentre mi ponevo queste domande più che altro strane, vidi che Roberta era tornata all’attacco.
Questa volta con una mano aveva alzato la mini a Maria scoprendole il culo, e con l’altra le aveva spostato gli slip infilando le dita in quel solco proibito.
- Smettila. -
Disse Maria, ma senza tanta convinzione
- Tanto Mario prima di svegliarsi… con quel che ha mangiato dormirà almeno un’ora ancora. -
- Ma mi sento in imbarazzo. Mi sembra di farlo di proposito davanti a qualcuno che ci guarda. -
- Non t’imbarazzare troppo sorellina e non farti prendere dagli scrupoli, perché sai benissimo che il tuo ragazzo è più porco di noi. -
Mentre parlava notavo la sua mano che s’intrufolava sempre di più tra le chiappe di Maria che ormai aveva abbandonato ogni tipo di resistenza e quasi mugolando:
- Ti prego prendiamolo e andiamo sul nostro letto… così non resisto… mi fai sbrodolare tutta. -
- Questo lo so benissimo e oltretutto si sente: ti sei bagnata talmente la fica che ti scorre già tutto vicino le cosce! -
- Se insisti ancora finirà che mi fai venire! -
- Questo no, sai benissimo che questo non deve accadere se non insieme. -
Accidenti, stavo forse sognando? Era mai possibile che le due sorelline se la spassassero tra di loro, e poi, una di loro era la mia ragazza.
E Roberta, come faceva ad asserire che ero un porco! Di sicuro non avevo mai fatto nulla quando c’era lei.
- Eccolo, l’ho preso! -
Disse Maria, traendo a se un enorme cazzo finto, tanto enorme che sembrava quello di un cavallo.
Ero proprio sveglio, non sognavo: la mia ragazza aveva dei rapporti incestuosi e per di più lesbici.
Ma la cosa ebbe uno strano effetto: invece di incazzarmi, mi ritrovai in un attimo con un’erezione incredibile, tanto che quasi il cazzo mi usciva dai minuscoli slip che ero solito indossare.
- Guardalo il maialone, guarda che cazzo che ha. Starà sicuramente sognando qualcuno che lo incula. -
Era tutto assurdo, la mia erezione, il modo di parlare sfrontato di mia cognata, la mia ragazza che aveva dei rapporti lesbici.
E poi perché diceva che stavo sognando qualcuno che m’inculava, che ne sapeva che la cosa non mi dispiaceva per niente?
Nel frattempo Maria faceva roteare quel cazzone di gomma sotto gli occhi di Roberta che in un gioco perverso tentava di leccarlo. Mi resi allora conto che era uno di quelli a due teste, adatto proprio all’amore lesbico.
- Ora basta, rimettiamo tutto a posto. Non abbiamo molto tempo. -
Ricominciarono allora a mettere a posto tutti i libri che avevano preso.
In un attimo finirono e Maria scese dalla sedia.
Mi passarono proprio vicino.
- Accidenti, ha proprio un bel cazzo. Gli hai mai fatto un pompino con l’ingoio? Io mi farei anche pisciare in bocca da un arnese del genere, peccato che… -
- Non lo voglio più sentire, hai capito? Mario non è frocio e ti posso assicurare che se ti mette sotto ti squarta la fica. -
Così dicendo si diressero verso la loro camera richiudendosi dietro la porta.
Ero arrapatissimo, non m’interessava il fatto di essere fatto cornuto da una donna, anche perché come aveva detto Roberta, veramente ero un gran porco e qualsiasi cosa avesse a che fare con il sesso mi attirava.
Mentre riflettevo mi ricordai che dalla camera da letto dei miei suoceri c’era una specie di foro nella parete che un tempo serviva per il passaggio del tiraggio di una stufa a legna.
Era una casa antica senza corridoi e dove mi trovavo era proprio quella centrale dalla quale si accedeva a tutte le altre.
Mi alzai e senza fare il minimo rumore entrai nella camera dei miei suoceri e mi diressi verso quel foro.
Per arrivarci dovetti salire su di una poltrona che per fortuna non dovetti neanche spostare sul pavimento.
Ero fortunato, perché i letti di Maria e Roberta erano proprio di fronte al foro.
Le due ragazze erano in piedi: si stavano abbracciando e si stringevano tenendo la testa l’una sulla spalla dell’altra.
Sembravano due fidanzati che con tenerezza e passione godevano del semplice contatto con l’altro.
Altro che semplice contatto: qualche attimo dopo si presero entrambe la testa dell’altra tra le mani, scambiandosi un bacio a bocca aperta che durò un’eternità.
Senza staccarsi troppo iniziarono a slinguarsi.
Maria quasi strappò la camicetta di Roberta tirandone fuori due tette da adolescente.
Con pollice e indice iniziò poi a stringerle i capezzoli e si vedeva che lo faceva con violenza, anche se Roberta invece di urlare la incitava a farle male:
- Dai stringi, tirami i capezzoli, staccameli, fammi male. -
- Si ti faccio male, mi piace quando godi del tuo stesso dolore. -
- Ti prego mordimeli! -
Maria allora si abbassò ad addentare quai capezzoli che dovevano essere abituati ad essere tirati perché nonostante le proporzioni minute dei seni, erano enormi e particolarmente lunghi.
Potei vedere i denti della mia ragazza stringersi sul capezzolo sinistro della sorella, la quale non potè fare a meno di urlare dal dolore.
- Se continui così me lo stacchi per davvero. -
E intanto Maria tenendo il capezzolo stretto tra i denti si allontanava da Roberta allungandoglielo a dismisura.
Appena Maria si staccò come due furie si denudarono a vicenda e in un attimo furono completamente nude.
Si buttarono su di uno dei letti e si avvinghiarono come due serpenti in un 69.
Maria stava sotto con la testa ai piedi del letto.
Potevo vedere perfettamente la sua lingua leccare con materialità e volgarità la fica della sorella.
- Se la mia fica era bagnata la tua è proprio un lago. È talmente lubrificata che potrebbe entrarci una mano senza alcuno sforzo. È troppo bello… mi piace il sapore dei tuoi umori, il profumo della tua fica. -
- Anche a me piace la tua fica … mi piace leccartela, impiastricciarmi la faccia dei tuoi liquidi e poi non lavarmi fino a questa sera. -
- Sei una stronza, lo fai apposta in modo che mamma se ne accorge. -
- Si, così si eccita e poi chiava con papà lasciandoci godere lo spettacolo. -
- Sei proprio una grande troia, più di me. Ahhh… Mi fai godere… stò venendo! -
- Si, zoccola, godimi in faccia, inondami la bocca… Ahhh così… si godi… Ohh… ! -
- Ecco ahhh… vengo… godooo… ! -
Potei notare chiaramente gli spasmi che Maria ebbe.
Era incredibile, quelle due troie se la stavano spassando nel migliore dei modi.
Roberta scese di dosso a Maria e prese quel gran cazzone di gomma.
Senza troppi preamboli fece mettere Maria alla pecorina, avevo il culo della mia ragazza proprio di fronte.
Come le avevo sempre detto era magnifico, bello tondo e sodo.
In un primo momento Roberta lo infilò nella fica fradicia di Maria, ma dopo averlo fatto andare avanti e indietro per qualche volta lo sfilò di colpo e lo appoggiò al buco del culo.
- Fai piano, non farmi male. -
- Certo sorellina cara, farò talmente piano che non te ne accorgerai nemmeno. -
Invece glielo infilò dentro di prepotenza.
- Ahh… che bello… siiii… sfondami il culo, ohhh… è troppo bello… ficcamelo più dentro! -
Non era possibile, Maria che si faceva fare il culo… non aveva mai voluto… diceva che era troppo stretto e ora invece godeva con quell’arnese asinino ficcato nel buco del culo.
- Godi troia… godi, che ti sfondo il culo…ahh… vorrei avere il cazzo per incularti. -
- Che aspetti puttanella… ficcatelo anche tu. -
Roberta allora si sistemò anch’essa alla pecorina e con una manovra degna di un acrobata si ficcò l’altra parte di quel cazzone nel culo.
Iniziarono allora un movimento ritmico e preciso: si stavano chiavando a vicenda.
- Ahhh… che bello, come godo! -
- Siiii, sfondiamoci il culo ohhh… chiaviamoci… ahhhh! -
Era uno spettacolo eccezionale.
Dopo aver goduto come matte le due sorelle si staccarono, ma lo spettacolo non era finito: con un movimento felino Maria si mise pancia all’aria con un cuscino sotto il culo.
Roberta tirò qualcosa fuori dal comodino: era un lubrificante.
Ne mise una buona quantità sulla fica di Maria e poi se ne mise anche sulla mano destra.
Posato il tubetto iniziò a massaggiare la fica di Maria facendo bene in modo che il lubrificante si stendesse sulla fica e sulla sua mano, poi, piano piano, iniziò ad entrare con la mano.
- Ahhh… che bello… siiii… sfondami anche la fica! -
- Si, te la sfondo, ti ficco dentro tutto il braccio. -
E così dicendo si faceva sempre più strada tra le cosce della mia ragazza, fino a che la vulva, aprendosi, cedette a quella mano penetrante.
- Ahhhhhh… come godo… mi hai riempito la fica… ohhhhhh… me la sento tutta piena… ahhhhh… -
- Ti piace troia… ti piace farti riempire la fica! Ohhh… quanto sei puttana…sei la più zoccola di tutte… hai una fica capace di succhiarsene anche tre di mani. -
E così dicendo la chiavava con un andirivieni della mano affondandola ad ogni colpo sempre di più.
Ormai aveva abbondantemente superato il gomito.
- Ahhhh… godo… siii… vengo… che bello… ahhh… siiii. -
- Hai goduto, puttanona. Dagli spasmi ti trema tutta la vagina, brutta troia. -
Roberta senza tanti complimenti tirò fuori la mano da Maria con un movimento tanto rapido che per qualche attimo la fica della sorella rimase oscenamente aperta.
- Ti si vede quasi l’utero, sai sorellina! -
- Mi hai ammazzata, cagna! -
- Beh, ora tocca a me godere e tu sai come! -
Come da un copione le due sorelle si alzarono senza parlare e per un attimo sparirono dalla mia visuale per tornare dopo qualche attimo con in mano una specie di telo che distesero sul letto.
Era un telo di plastica che coprì completamente il letto.
Questa volta toccò a Roberta stendersi sul letto mentre Maria si mise in piedi a cosce larghe sovrastando la sorella all’altezza della testa.
Maria assunse un’espressione strana come se si stesse sforzando per fare i suoi bisogni.
Infatti dopo qualche attimo sentii:
- Dai piscia, pisciami in bocca ti prego! -
- Ora la faccio, ti inondo di piscia, ti riempio la bocca. -
Lo spettacolo era sublime, e quando Maria iniziò veramente e pisciare io iniziai a masturbarmi violentemente.
Dalla sua fica usciva uno scroscio di piscia che finiva direttamente in bocca a Roberta.
- Ahhhh… siiii… voglio affogare… siiii pisciami addosso… fammi assaggiare la tua piscia. -
- Bevila, piccola, bevi tutta la mia piscia che ti fa bene. Ahhhh… così bevila…Ohhhh. -
Uno schizzo di sperma mi partì dal cazzo e poi un altro e poi un altro ancora; avevo goduto come un matto.
Avevo sborrato come non mi era mai successo.
Le due sorelle dopo la pisciata di Maria si abbandonarono abbracciate l’una all’altra e a me non rimase che scendere dalla poltrona per ritornare di corsa sul divano.
Pubblicato in: April 12th, 2009 sotto Racconti.
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