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500 gr

La lingua la sa usare davvero bene. -pensava Angela, stesa sul suo morbido letto, con Elena, la sua schiava intenta a leccarle i piedi sudati e odorosi. L’aveva conosciuta ad una festa ed era riuscita in seguito a ricattarla. Se non avesse eseguito ogni suo ordine per 2 settimane intere, avrebbe consegnato alla polizia del certo materiale scottante, se per scottanti si intendono 500 grammi di cocaina purissima, razziata ad un lurido spacciatore di provincia. Ed erano solo al secondo giorno…

Angela viveva con il fratello in una grande villa vicino al mare, lasciata in eredità dal ricco nonno. Lei era stata adottata, aveva origini sudamericane, 21anni, pelle scura, occhi e capelli neri e forme perfette. Pochi maschi riuscivano a resisterle, con il suo viso seducente e la sua quarta abbondante di seno. Al contrario Elena, 19 anni, era bianca, proprio bianca di pelle, aveva lunghi capelli biondi, occhi azzurri e seni piccoli e rotondi. Anche lei era molto carina ma non dava quest’impressione vedendola disgustata ma sottomessa a slinguazzare il sudore dalle lunghe estremità della padrona. Quando quest’ultima le aveva scoperto la droga, ne aveva approfittato. E pensare che lei pensava di ricavarci un bel gruzzoletto…

-Dovresti ringraziarmi, -disse all’improvviso Angela –ti sto insegnando a rispettare la legge. La droga è uno dei più grossi problemi della società. Sei stata un’infame a volerne usufruire. Usufruisci di questo!- e le dette un calcio in bocca. La schiava cadde a terra, con le mani sulle labbra doloranti –Ringraziami!-comandò la padrona…

-Grazie… mia signora… -mugugnò…

-Ne vorresti un altro?..

-No… padrona, la prego…..

In risposta si alzò e gliene sferrò un secondo in piena faccia; Elena crollò di nuovo sul pavimento. –Perché hai smesso di leccarmi i piedi? Sono ancora molto sudati, pulisci schiava!..

Senza proferir parola si rimise al lavoro passando la lingua sulla pianta, sotto al tallone, sul dorso e fra le dita, dove tolse anche lo sporco infilatosi…

Soddisfatta, Angela prese un guinzaglio di cuoio nero a cui era legato un collare di ferro e glielo mise stretto al collo. Lei tossì, cercando con le dita di allentare quel giogo. Ma non ci riuscì, anche perché la padrona la fermò dandole un calcio nella bocca dello stomaco…

-Stai ferma, cagna! Se te lo togli ti faccio pulire lo spazzolone del water con la lingua!-la ammonì- Piuttosto, abbaia! Abbaia, bastarda, come fanno i cani!..

-Wohf! Wohf!- iniziò Elena…

-Più forte! Devo sentirti!..

-WOHF!WOHF!..

-Così va meglio, cagna. - e la tirò per il guinzaglio. Le fece fare tutto il giro della casa almeno due volte, a quattro zampe. E la casa era davvero grande… Poi, quando vide che la schiava era bella stanca, le strinse ancora il collare e la costrinse ad aprire la bocca…

-Fuori la lingua!-ordinò. Mise le labbra in cerchio e ci sputò sopra…

-Ingoia!..

-Grazie… padrona. -disse in ginocchio Elena. Angela le fece assaggiare di nuovo la saliva; e un’altra volta, e ancora un’altra…

-Questo è il tuo compito, tu sei nata per questo: una lurida leccapiedi e bevitrice di saliva. Vero?..

-Sì, padrona… ha ragione…

-Cosa sei tu? Ripeti…

-Sono una cagna leccapiedi e una bevitrice di saliva, mia padrona…..

-Vero, brava. Come ricompensa ti darò degli ottimi croccantini per cani, ma non sono sicura che non siano scaduti… Comunque li mangerai tutti…

A questo punto dovrebbe sorgervi il dubbio di come, a parte la faccenda degli stupefacenti, ripeto come una ragazza possa essersi abbassata a tanta umiliazione. La risposta è semplice: Elena non era la classica fanciulla di periferia, ben educata e di buona famiglia; lei era cresciuta nei quartieri malfamati della città, dove sopravvivere significava infrangere la legge. Quando ormai la sua situazione si stava facendo insostenibile, decise di compiere il furto da cui inizia la storia. Sì, perché pochi giorni prima che la cocaina finisse nelle sue sventurate mani, suo padre era scappato di casa, il suo ragazzo la aveva lasciata per una modella di intimo e la sua macchina si era schiantata contro un albero. Lei era finita a sbronzarsi ai party dei suoi pochi amici. Ad uno di questi trovò la sua ricattatrice, la conobbe e instaurarono un bel rapporto che più volte superò la semplice amicizia…

Un giorno di settembre(si conoscevano da sole 3 settimane) la passione si consumò sul letto di Angela. Non lo sanno nemmeno loro come accadde, fatto sta che si ritrovarono l’una nelle labbra dell’altra, a palparsi e a desiderarsi, con le lingue scattanti che si massaggiavano. Credo fu Elena la prima a spogliarsi; si tolse i jeans e la maglietta, le scarpe e i calzini e lasciò che la compagna le sfilasse il resto. Poi toccò a lei spogliare l’amica; e quando giunse a calarle il perizoma, non resistette e se lo portò al naso, inspirando forte l’odore di donna. Per tutta la notte si masturbarono e si leccarono i seni e i sessi, le braccia e le gambe. Il giorno dopo Angela, frugando nella borsa dell’amante, trovò il terribile tesoro. Fu arrabbiata e al contempo dispiaciuta per l’amica. Si fece spiegare tutto, in lacrime, e finito il racconto, un’idea le balenò in testa. Poteva aiutare l’amica e allo stesso tempo divertirsi un po’. Era sicura che un mese di sadismo puro avrebbe giovato alla ragazza caduta in quel vortice di droga. Forse non aveva torto…

Comunque, per la cronaca, i croccantini erano scaduti da due mesi, ma la schiavetta ingurgitò tutto, incitata dalle manate della padrona che le urlava:-Mangia, cagna! Ti piace? O preferisci leccare il mio gabinetto per saziare la tua fame?..

-No, mia signora… è ottimo. -rispose Elena, con la bocca sporca di briciole, poiché non poteva aiutarsi con le mani. Finito il pasto, Angela si sedette di nuovo, stavolta sul grande divano. Dalla stanza accanto provenne la voce del fratello Giorgio…

-Ehi, Angela? Hai un attimo? Questo computer ha qualche problema…..

-Ora non posso, sono con la schiava. Deve leccarmi ancora un po’i piedi. -rispose lei…

-Ok, quando ha finito vieni qui…

Elena non aveva mai visto Giorgio, ma sapeva con certezza che quello era il suo ufficio. Era un aspirante scrittore, aveva due anni più della sorellastra ed era molto legato a lei…

Angela mise entrambi i piedi sulla faccia della schiava, che tirò fuori automaticamente la lingua. Li leccò ancora, e li baciò e succhiò un dito alla volta, soffermandosi sul lungo alluce sudato. Poi stette ferma con la lingua in fuori mentre la padrona muoveva il piede su e giù sopra di essa. Elena iniziò a prendere in bocca più di un dito, e Angela ne approfittò tentando di infilare l’intera estremità nella sua bocca. Ci riuscì a fatica(della schiava), perché il suo numero 40 entrava male fra le sue labbra spalancate, ma alla fine la serva si ritrovò a succhiare l’intero piedone destro. Questo la fece sbavare un po’. Dopo Angela si alzò e andò dal fratello, lasciando Elena con il sapore di sudore nel palato. Ed erano solo al secondo giorno…

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