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Si chiama Eva

Si chiamava Eva. E si doveva capire subito dal nome che si trattava di una gran puttana. Ma in fondo, non ci impiegai comunque più di tanto a scoprirlo…

Bologna, i portici attorno al centro. Ci passava ogni mattina verso le otto, otto e mezza mentre andavo a lavorare. Gente che si avvia agli uffici, bar affollati per la colazione, i negozi che cominciano ad aprire. E un gran pullulare di “figa”. Già, anche alle otto di mattina capaci di farti tirare il cazzo con quei vestiti, le calze, i tacchi, il trucco e quelle facce da troie. Quasi offese se guardi per un secondo in più quella coscia scoperta apposta, quelle scollature in bella vista, quelle bocche cariche di rossetto, quegli occhi pieni di voglia. Voglia di cazzo…

Tra le tante notai soprattutto Eva, ogni santa mattina a sollevare la saracinesca del negozio di gioielli. Chinata in avanti, un angolo di novanta gradi da far perdere la testa, da farti montare una voglia irrefrenabile… di montarla. Non poteva non accorgersi di attrarre le attenzioni dei passanti e in particolare la mia, che passavo davanti (o meglio dietro. . ) a lei con una lentezza studiata, puntuale a studiare il mio passaggio al secondo dopo che l’avevo notata la prima volta. E anche lei immancabile, precisa e piegata in avanti. Per diverse settimane non la vidi in faccia, ma quello che guardavo mi bastava per masturbarmi con pieno godimento almeno un paio di volte ogni sera quando rientravo a casa. Partendo dal basso vedevo tacchi rossi altissimi, caviglie sottili, con la destra cinta.. da un fine braccialetto argentato che spuntava sotto le calze velate, calze che credevo autoreggenti e che invece scoprii più avanti terminare sempre in un provocante reggicalze… e poi la gonna nera, l’abito pure sempre nero sul quale cadeva una cascata di capelli rosso fuoco, lo stesso colore delle scarpe…

Lei vicina alla vetrina, io dietro ma che ogni giorno le passavo sempre più vicino, senza però mai osare toccarla o anche solo sfiorarla. E lei uguale, cambiavano solo le scarpe (però sempre rosse e col tacco altissimo… ) e le gonne si accorciavano, o forse era lei a piegarsi più in avanti, mostrando ogni giorno generosa un centimetro in più di coscia, di calza, di elastico. Di quel suo essere enormemente puttana…

Continua…

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