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Teodora

Via Alessandrina era una strada caratteristica, vicina ai Fori, con case nel cui cortile quasi sempre c’era un pozzo, ampi appartamenti, vaste stanze, qualche caminetto, soffitti a travi intramezzate da travetti, si dicevano a cassettoni. Qualcuna era riscaldata con termosifoni di ghisa, la cui caldaia era alimentata a carbon fossile, in genere il coke proveniente dal gasometro, lo stabilimento lungo il Tevere.

Paolo Rittocci, Commendatore di un ordine pontifico, Cameriere onorario del Papa, maestro di violino, in occasioni speciali usciva di casa indossando l’abito speciale, quello delle occasioni particolari, nero, con un alto colletto una specie di gorgiera alla Maria Stuarda. In tali occasioni veniva a rilevarlo una carrozza antica, nera, con fanali d’ottone, tirata da un cavallo scuro. Il cocchiere avvisava il portinaio e questi correva su, dal Commendatore, ad annunciargli che il “landeau” lo aspettava.

In casa restava Teodora, la figlia, e Teresa, la vecchia domestica.

Per arrotondare le entrate, alquanto misteriose, il maestro Rittocci dava lezioni di violino, soprattutto preparava gli allievi che dovevano superare gli esami di diploma a Santa Cecilia.

Teresa aveva un’età indefinibile, parlava poco, con frasi fatte, era la vera padrona di casa.

Teodora era alla vigilia dei quaranta. Nubile, destinata, oramai a rimanere zitella, anche perché il padre era severissimo nei suoi confronti, e di dote ne aveva veramente pochina. Aveva frequentato le suore, dove aveva conseguito il diploma magistrale, e la sua vita era stata sempre racchiusa tra quelle quattro mura, specie dopo la morte della madre, allorché s’era instaurata ciò che lei chiamava la tirannia Teresiana. In quanto a frequentare ragazzi, neppure a parlarne, anche le letture erano sottoposte a censura preventiva e solo da qualche tempo riusciva ad avere dei libri di nascosto, in prestito dalla figlia della portinaia, che parlavano d’amore, con rari accenni di eros, che leggeva e rileggeva di nascosto da tutti.

Un tormento la sua vita sessuale, fatta soprattutto di fantasie.

Dalle suore, un’amica maggiore di età l’aveva iniziata a toccamenti solitari ed era tutto ciò che in materia aveva sperimentato. Sempre.

In farmacia acquistava un prodotto fabbricato a Firenze, “Incanto di rose”. Ne versava alcune gocce nell’acqua tiepida del bidet, e si sciacquava a lungo, molto a lungo, fin quando non veniva travolta da uno dei suoi sconvolgenti orgasmi che quasi sempre facevano debordare l’acqua, che poi doveva asciugare, e lasciavano lei insoddisfatta.

Ormai, però, cosa altro poteva sperare?

Dall’altra parte della casa giungeva il suono d’un violino, un suono dolce e nel contempo appassionato, che coinvolgeva. Si trattava di Remo, alla vigilia del suo diploma. Era bravissimo, gentilissimo, tutto “issimo”, e quando lei gli tendeva la mano sembrava trattenerla, come volesse carezzarla.

Un gran bel ragazzo, Remo, e da poco aveva compiuto diciannove anni, mentre lei ne aveva più del doppio, proprio l’età della mamma di Remo. Beata quella mamma. Lo poteva carezzare… abbracciare. Forse a lei, però, a Teodora, non sarebbe bastato. E quel giorno indugiò a lungo, sul bidet, con gli occhi chiusi, immaginando che fosse la mano di remo carezzarla. Oddio com’era bello! Rabbrividiva di piacere.

^^^

Il Commendatore in Vaticano, Teresa al mercato e lei sola in casa, nel salotto, a leggere, sempre di nascosto, un romanzo tradotto dal francese. Da poco aveva finito il solito lavacro all’acqua di rose che, lungi dal rilassarla, sembrava quasi favorire la sua tensione, favorita, inoltre dalle descrizioni del libro.

Suonò la campanella, alla porta di casa.

Teodora andò ad aprire, strano che Teresa fosse già di ritorno, o forse aveva dimenticato qualcosa.

Era Remo, col suo smagliante sorriso sulle labbra.

Lo fece entrare.

“Buongiorno, ma… papà oggi è in Vaticano… ”

“Si, lo sapevo, infatti non ho con me il violino, volevo prendere dei fogli con gli esercizi che ho dimenticato qui… ”

“Venga in salotto, forse saranno lì… o sul pianoforte nello studio… Cerchi lei, io, intanto, vado a scaldarle un caffè… sa… di quelli fatti in casa… ”

Remo sapeva bene che il maestro era fuori e così pure la domestica, e sapeva anche che Teresa, prima di fare la spesa, sarebbe andata alla Messa, a SS Cosma e Damiano, e sarebbe tornata dopo un paio d’ore.

Cautamente, in punta di piedi, seguì Teodora in cucina, e quando lei si avvicinò alla credenza, per prendere il pentolino, le andò dietro e la strinse a sé, afferrandole il seno, spingendo la patta proprio nel mezzo delle natiche tonde e sode della donna.

Teodora si irrigidì, si contrasse.

“Ma che… è matto?”

Le dita di Remo impastavano il seno di lei, una riuscì a intrufolarsi nella vestaglia, nel reggiseno, ne sentì la morbidezza. Non era molto grosso, ma ben formato e il capezzolo era turgido, carnoso. Quel contatto aumentò la sua eccitazione e il gonfiore del suo sesso che, disperatamente imprigionato nei pantaloni, cercò di intrufolarsi tra i provocanti glutei di Teodora.

Dapprima, a Remo, appena conosciutala, molto tempo innanzi, era sembrata vecchia e scolorita, la signorina Teodora, poi, lentamente ma inesorabilmente, ne era stato attratto, sempre di più. La sognava la notte. Quella donna lo incuriosiva.

La baciò sul collo.

“La smetta… Remo… non faccia il bambino… ”

Lui le sussurrò all’orecchio che era bellissima, meravigliosa, seducente, e intanto spingeva il suo coso tra le chiappe, titillava il capezzolo che aveva raggiunto.

Teodora respirava a fatica, ma le sue braccia erano restate lungo il corpo, non cercava di allontanare il ragazzo.

Ora era la volta dell’altra mano di Remo. Con gesto deciso scese fino all’orlo della gonna, la sollevò, così pure la sottana. Teodora indossava delle culottes un po’ sgambate, di stoffa non molto sottile, ma fu facilissimo infilarvisi e afferrare il folto cespuglio ricciuto che si stendeva dal pube alle gambe.

La voce di Teodora era soffocata, roca.

“No… pazzo… pazzo… ”

Lui tirò fuori le mani, da sotto la gonna, dal vestito, la prese per le spalle e la voltò dalla sua parte, si inginocchiò di colpo, sollevò la gonna, quasi strappò le mutandine tirandole giù, tuffò il volto tra le gambe di lei. Voleva che le allargasse, ma le culottes lo impediva. Allora, quasi con furia, strappò una delle sgambature e col ginocchio la costrinse a disgiungere le cosce.

Quanto pelo, infinito, e che profumo… profumo di rosa, misto a quello della femmina. Teodora era impietrita.

La lingua di Remo lambì quei ricci, le grandi labbra, le piccole… ancora odore, come di miele alla rosa…

Alzò la testa verso lei…

“Ora capisco il significato del tuo nome… Te… odora! Inebriante… ”

Iniziò una lunga e insistente esplorazione, con la lingua che saettava qua e là, un po’ dentro e poi fuori, tutto intorno…

“Remo… Remo… smettila ora… smettila… ”

Ma il suo bacino di muoveva, istintivamente, spontaneamente, la sua mano si poggiò sui capelli del ragazzo.

‘Oddio’ –pensò- ‘cosa sto facendo… sarò dannata per sempre… oddio… ”

Respiro sempre più affannoso, gemito crescente, e sentì un godimento che non conosceva, paradisiaco… Oddio… oooooddiooooooooo!

Remo si alzò, sbottonò i pantaloni, il suo fallo rubizzo scattò come una molla, lo avvicinò al grembo di Teodora…

“No… Remo… noooo! Non puoi farlo, sono vergine… ”

Nel contempo, la mano gentile della donna afferrò il sesso di lui e lo allontanò da sé…

Provò una sensazione sconosciuta: era nerboruto, possente, gagliardo, non immaginava che fosse così, fu spontaneo stringerlo, muovere la mano su e giù, toccargli il glande… più volte… l’eccitazione di Remo non resisté oltre… il seme schizzò sul ventre di Teodora, sul vestito, sulla mano, caldo, viscido… Lei lo guardò sorpresa, con un’espressione di sgomento e nel contempo di turbamento, confusione…

All’improvviso, lasciò il ragazzo, di colpo, e scappò verso la sua camera.

Remo si mise in ordine alla meglio, si asciugò con uno strofinaccio che era lì, se ne andò, chiudendo piano la porta.

^^^

Teodora si spogliò completamente, si guardò allo specchio, a lungo.

Non le dispiaceva l’immagine che vedeva, ma non era neanche del tutto contenta. Il pube era coperto da nerissimi e folti riccioli che, tirandoli, erano abbastanza lunghi. Da sotto le ascelle uscivano, insistenti ma non del tutto inestetici, piccoli peli. Alzò le braccia, seguitò a guardarsi. Fece spallucce. Se c’erano li aveva messi lì la natura, secondo il disegno del buon dio…

Sentiva uno strano odore, sconosciuto. Passò la mano sul ventre ancora viscido del seme di Remo, la sollevò, la annusò. Si era quello. Aspirò profondamente. Profumo del maschio. Scosse la testa, niente male. Lui l’aveva annusata… proprio lì, con la lingua aveva assaporato la sua linfa…

Fu percorsa da un brivido.

Si lavò lentamente, accuratamente, carezzandosi languidamente.

Cosa doveva fare, doveva raccontarlo a Padre Raniero, in confessione?

Ci avrebbe pensato.

Incredibile, non lo avrebbe mai immaginato, aveva visto, addirittura toccato, perfino carezzato, sia pure meccanicamente, il sesso di un maschio.

Al solo ricordarlo fu ancora pervasa da un fremito, ma non era di ribrezzo.

Non lo aveva voluto, ma non poteva negare che quel toccamento, quella lingua… Oddio… non erano sgradevoli!

Ci mise molto a rassettarsi, a rivestirsi, ed era tornata da poco alla sua lettura, che non riusciva a proseguire, quando Teresa rientrò…

Quando il pomeriggio Remo tornò per la lezione, lei fece finta quasi di non vederlo. Rispose appena al saluto di lui. Non gli tese la mano, come al solito.

Alla fine della lezione, però, andò ad aprirgli l’uscio di casa. Questa volte gli porse la mano… e lui la trattenne tra le sue…

“Adesso non sbagli, Remo, e non lo dimentichi. Domani non potrà avere la sua lezione, credo che papà glielo abbia detto. Teresa va in Chiesa, per il lungo rito del Venerdì Santo, e papà sarà in Vaticano tutto il pomeriggio… non lo scordi. ”

Ritirò lentamente la mano, gli sorrise, chiuse la porta.

^^^

I Rittocci Avevano pranzato un po’ più presto del solito. Il landeau era già al portone. Teodora aiutò Teresa a sparecchiare. Teresa si affrettò a rigovernare, ed ancor prima dell’ora stabilita, per potersi assicurare uno dei migliori posti, uscì per recarsi in chiesa, per la lunghissima celebrazione accompagnata da musica e canti.

Non era trascorso un quarto d’ora, quando la campanella suonò, delicatamente. Teodora, che s’era rinfrescata e ben pettinata, si lisciò i fianchi e andò ad aprire. Si mostrò sorpresa nel vedere che era Remo.

Lo fissò con una certa severità nello sguardo.

“Non mi dirà che ha di nuovo dimenticato qualcosa. ”

“Invece… è proprio così!”

“E cosa avrebbe dimenticato?”

“Scusi… mi faccia entrare… glielo dico… ”

Remo entrò, Teodora chiuse la porta. Lui si avviò verso il salotto, seguito dalla donna. Entrati in salotto, lei, di fronte a lui, con fare inquisitorio gli chiese:

“Allora?”

“Ho dimenticato questo!”

Si avvicinò a lei, di colpo, la prese tra le braccia e posò le labbra sulla bocca di lei. Teodora si irrigidì.

Non aveva perduto tempo Remo. Quel giovanotto aveva dimenticato che lei era una zitella dell’età di sua madre, le mancava di rispetto…

La lingua di Remo stava forzando le labbra di Teodora… La strinse forte tra le braccia… fece scendere una mano sulle belle natiche tonde… strinse ancora…

Forse, solo per prendere fiato, Teodora schiuse appena le labbra… la lingua di lui saettò prepotente, sentì il tepore di quella di lei, la carezzò…

‘Lingua di satana’, pensò Teodora, ‘non mi dà proprio pace… ora sta esplorando la mia bocca… ’

Non era male, però, proprio per niente e s’accorse che, inconsapevolmente, stava ricambiando quel lambire caldo e umido…

E la mano che le tormentava la natica, che la stringeva a lui… a lui che si muoveva… che stava cercando di posizionare l’evidente gonfiore compresso nei pantaloni proprio tra le sue cosce… e le cosce di lei che s’andavano disserrando pian piano, perché era bello percepire quella protuberanza… sentiva un caldo umido, tra le sue gambe, come quello della bocca di lui dove era andata a finire la lingua di lei.

Remo, sempre stringendole il sedere, con una mano alzò la gonna, s’intrufolò nelle mutandine, e sentì il tepore molliccio tra le grandi labbra.

Teodora respirava a fatica.

“No… Remo… no… non puoi… sei matto… te l’ho detto che sono vergine… tu sei un bambino… di fronte a me… cosa ti sei messo in mente… ?”

Lui la spinse delicatamente ma decisamente verso il sofà… la fece sedere… sdraiare… si staccò… alzò del tutto la gonna… sfilò le mutandine, ed ebbe la sensazione che lei gli facilitasse la manovra… si inginocchiò… tuffò la testa tra le gambe di lei, e cominciò a lambirle il clitoride, le piccole labbra, s’intrufolò in lei… Teodora boccheggiava… la testa si muoveva disordinatamente a destra e sinistra… ma una sua mano andò tra i capelli di Remo… li carezzò… ne accompagnò il movimento, mentre il suo grembo, tutto il suo corpo, vibrava, sobbalzava, e un gemito lungo e sordo usciva sempre più insistente dalle labbra semiaperte, annunciando e accompagnando un orgasmo travolgente che si rinnovò immediatamente con maggior vigore.

Remo profittò di quel momento di abbandono per sbottonarle la blusa, sfibbiarle il reggiseno, levarlo… e gettarsi sulle belle tette, sode e tonde, su uno degli scuri ed erti capezzoli che sembravano attendere quel succhio… il grembo tornò a sussultare… Teodora giaceva in disordine, senza forza, con le gambe fuori del sofà, i talloni sul pavimento, le gambe ben larghe, il suo sesso magnificamente esposto…

Remo si alzò, tolse giacca, pantaloni, mutandine… il suo fallo era violentemente eretto, vibrante…

Teodora aprì appena gli occhi, lo vide, sul suo volto apparve un’espressione strana, di sbigottimento, di sgomenta sottomissione alla ineluttabilità degli eventi… Ora gli occhi erano spalancati, la fronte aggrottata, la nari palpitanti… deglutiva a fatica… Sentiva che stava per accadere l’inevitabile e irrimediabile… ma nessuna forza al mondo l’avrebbe potuto sfuggire, perché era la natura, pur conscia di cosa voleva dire, che lo imponeva.

Remo si chinò su lei, la baciò sugli occhi, sulle labbra, sul seno, giù, sul pube, ancora sul sesso caldo… Sentì il palpito del grembo di lei…

Le prese gentilmente i piedi, liberi dalle scarpe, li alzò, li poggiò sulle sue spalle, uno a destra e uno a sinistra… Si avvicinò ancora… il grosso glande era impaziente… con una mano allargò leggermente le grandi labbra e con l’altra portò il glande all’ingresso della vagina… Gli occhi sbarrati di Teodora seguivano, sbalorditi, la lenta e attenta manovra del giovane. Percepì il glande come qualcosa di gigantesco che l’avrebbe profanata, oltraggiata, contaminata, lacerata…

Remo si fermò per consentirle di rilassarsi, le carezzò il grembo. Spinse appena un po’, consentendo al glande di superare l’ingresso, senza premere troppo. Sentì la contrazione della vagina che strinse la testa del suo fallo… poi… la distensione dei tessuti… ancora una piccola pressione… fin quando percepì un ostacolo, morbido, caldo, cedevole…

Fissò Teodora, che aveva messo una mano sulle sue labbra… col capo le fece un piccolo cenno, interrogativo, annuendo lievemente…

Teodora alzò le spalle, ma la sua vagina palpitava…

Guardandola intensamente Remo procedette oltre… Teodora stringeva un labbro tra i denti… ancora una spinta, decisa, energica, un gridolino di lei, il rilassamento della vagina, e il fallo entrò fin quando la natura di lei lo consentì.

Remo rimase fermo, sentiva le pareti della vagina allentarsi e contrarsi di continuo… Iniziò allora, un attento stantuffamento che fu accolto da sempre più partecipanti movimenti del bacino di Teodora. Inarcava la schiena, gli andava incontro… Lui accelerò sempre più, scrutando il volto di lei, che muoveva la testa a destra e manca e gemeva in crescendo. Il corpo di lei era sempre più scosso da sussulti… Remo aveva abbandonato le gambe della donna e lei le aveva abbassate, le aveva intrecciate dietro la schiena di lui e ritmicamente lo attirava a sé, assecondando e incoraggiando la penetrazione.

La calda vagina di Teodora era divenuta un’avida mungitrice che ciucciava voracemente, con naturale golosità, il grosso attrezzo del giovane, con l’ingordigia di antica e insaziabile fame… Sembrava volesse scaricare senza interruzione gli orgasmi che aveva represso in lei per tanti anni… uno dopo l’altro, impetuosi, sconvolgenti…

Remo era totalmente travolto da questa furia scatenata… meravigliosamente travolto… stava godendo come non immaginava potesse accadere…

Era così afferrato da quel piacere che quando sentì che il suo seme stava per rovesciarsi nel caldo grembo palpitante di Teodora, invece di ritrarsi per evitare… l’ azzardata… invasione… gli fu spontaneo e irresistibile dare una forte spinta di reni e lasciare che il caldo liquido dilagasse in lei…

Teodora l’accolse fermando per un istante i sussulti del suo grembo e poi contrasse forte la vagina, strizzandolo fino all’ultima goccia, con un oooooooooooh che diceva lo stupore per una cosa imprevista ma soprattutto il voluttuoso apprezzamento per un piacere sconosciuto e inebriante…

Aveva dimenticato tutto, l’età, la troppo lunga castità, la perdita della verginità… e lungi da lei le possibili conseguenze di quella inondazione.

Remo giaceva su lei, con il fallo ben dentro il suo caldo corpo. Lei gli carezzava la schiena, i capelli, le natiche… Qualcosa di grigio-rosa fluiva lentamente tra le sue cosce… sulla stoffa del vestito che era sotto di lei…

Non le fu facile uscire da quel rapimento, da quella ebbrezza. Un lunghissimo respiro. Lo guardò.

“Oddio… Remo… che ho fatto… che disordine… ”

Lui sgusciò lentamente, si alzò… Teodora fissava il fallo… allungò la mano, lo carezzò… guardò il palmo della mano che portava le evidenti tracce del loro piacere… volse gli occhi a Remo… lentamente nel suo volto apparve un sorriso… Fece un’alzata di spalle.

“Oramai!!!”

Remo le carezzò la guancia.

“Pentita?”

Ancora spallucce.

“Ti è piaciuto?”

Questa volta annuì decisamente.

Remo era in piedi, con la parte inferiore del corpo nuda.

Teodora semisdraiata sul sofà, le gambe ancora spalancate, il seno al vento, un rivolo rosa che seguitava a colare dal suo sesso. Prese un lembo del vestito se lo mise tra le cosce, cercò di rassettare alla meglio la blusa sul seno. Tentò di alzarsi. Dovette provarci più volte. Guardò Remo.

“Va nel bagno, la seconda porta, lo sai… io vado nell’altro… devo parlarti… ”

^^^

Remo non ci mise molto, si lavò alla meglio, si rivestì, andò nel salotto, ad attenderla. Guardò attentamente, nessuna traccia sulla stoffa del divano, qualcosa sul pavimento, si guardò intorno, c’era un giornale, lo prese, pulì per terra, andò a gettare il giornale nella pattumiera, in cucina, tornò in salotto, sedette. Dopo alcuni interminabili minuti apparve Teodora, s’era cambiata d’abito: vestito chemisier, ampio, senza cintura. Era pettinata, coi capelli sciolti, sulle spalle. Un viso liscio, stirato, con qualche piccolo segno di preoccupazione, qualche ruga tra gli occhi. Gli si mise di fronte, in piedi. Lui tese le mani, lei le prese, rimase così, senza sedere.

La voce era incerta, bassa, lievemente roca, come se le parole sortissero a fatica.

“Ti rendi conto, Remo, di quello che ho fatto? Alla mia età, con te che potresti essere mio figlio… ?”

“Sei bellissima Tea, meravigliosa… un inestimabile tesoro nascosto… perché trascurare uno dei più bei doni che il Creatore ci ha dato? Il fiore non deve inutilmente appassire… ”

“Lo capisci cosa ho fatto?”

“Te l’ho detto, la cosa più bella del creato, quella per cui le creature sono state messe al mondo… ”

“Alla mia età… con un ragazzo… ”

“Dov’è scritta l’età per amarsi? E’ la natura che detta le leggi… ”

“Qualcosa di irreparabile… ”

Lui si alzò, si avvicinò a lei.

“Di meraviglioso, fantastico, Tea… Fiabesco ma vero… Ma non sei stata felice?”

Remo l’abbracciò.

“Troppo, Remo, troppo felice, ed ho paura che dovrò pagare questo mio peccato… chissà come… ”

“Peccato che un uomo e una donna si amino?”

“Peccato quando non c’è domani… e chissà cosa porterà il mio domani… Lo capisci che sono vecchia? Queste cose le devono fare i giovani… ”

“E ti sei sentita vecchia quando… ?”

Deglutì a fatica… Remo pensò che era il momento giusto, la strinse tra le braccia, la baciò con passione, e fu ricambiato, mise la mano sotto il vestito… Era nuda, Tea, nuda… La guardò, incantato ed eccitato… Nervosamente si sbottonò i pantaloni, scostò le mutande, il fallo, rubizzo e arzillo sbucò fremente, lui rialzò decisamente l’abito di Tea, col ginocchio le fece aprire le gambe. Lei era rimasta affatturata da quella improvvisa manovra… sentì il caldo vibrante della verga… un suono sordo le uscì dalle labbra… aprì di più le cosce… Remo si piegò sulle ginocchia, frugò con le mani nel soffice boschetto riccioluto della donna, discostò le grandi labbra, sentì il caldo rugiadoso della vagina, vi accostò il glande, le afferrò le natiche, tese le gambe e il fallo entrò, maestoso, in quella faretra palpitante che lo accolse fremente. Tea sollevò i piedi, li intrecciò dietro i fianchi di lui, lo abbracciò forte, poggiò la testa sulla spalla.

I colpi di lui erano energici, vigorosi, e lei gli si serrava contro… la sua vagina sembrava una ventosa cupida… lo sbaciucchiava su collo… Si muoveva ardentemente… presto Remo sentì accrescersi le contrazioni che annunciavano il di lei piacere sempre più prepotente, fu impetuoso, trascinante… quando lei percepì le vigorose spinte che precedevano l’incandescente invasione del seme di lui, si fermò un momento, per attenderlo, e si abbandonò a un fremito che la illanguidì voluttuosamente…

“Sei un Lucifero tentatore, Remo… la seduzione personificata… ”

Lui la strinse, penetrò ancora di più…

“… ma sei il principe del piacere, della voluttà… ”

Dopo ardenti baci e carezze, dovettero tornare… nei rispettivi bagni…

Quando furono di nuovo sul complice sofà, rimasero vicini.

Remo la carezzò dolcemente.

“Sei deliziosa, Tea, di desidero pazzamente. ”

Gli sorrise amorevolmente.

Lui proseguì sussurrandole nell’orecchio: “Non si muove foglia che Dio non voglia… ”

Lei, come era usa fare, alzò le spalle.

“Sei preoccupata, Tea? Temi qualcosa?”

Tea lo scrutò interrogativamente.

“Il mio seme… ”

Tea annuì.

“Sia fatta la volontà del Signore!”

“E… la tua, tesoro… mi vuoi ancora?”

Tea lo guardò con le lacrime agli occhi.

Annuì, in silenzio.

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Commenti

Commento per alberto
8-08-2008, 12:06 pm

Il racconto è assolutamente eccitante e molto ben congegnato. Complimenti all’autore!!!

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