l’infermiere
Quando è arrivata al Pronto Soccorso era priva di conoscenza; le hanno riscontrato una frattura all’omero sinistro, una doppia frattura esposta tibia e perone della gamba destra, trauma cranico; la TAC ha evidenziato un leggero edema. E’ l’unica vittima dell’incidente ; la polizia ha stabilito che la signora in evidente stato confusionale per abuso di alcol e droga è uscita di strada a forte velocità finendo contro un terrapieno. Il giorno dopo è stata operata per ridurre le fratture ed è stata mantenuta in narcosi vigile per controllare meglio il decorso dell’edema. E’ stata ricoverata nel reparto ortopedia, camera singola, richiesta dal marito, facoltoso imprenditore brianzolo.
La capo reparto mi dice di andare alla camera 18 dove è appena arrivata; si chiama Vittoria T. , ha 24 anni ed è moglie dell’ingegnere M. F. , c’è da pulirla e da prepararla per il lungo riposo.
Sta dormendo; è intubata; un catafalco ai piedi del letto regge i contrappesi necessari per tenere in trazione la gamba fratturata; la testa è fasciata e il braccio destro ingessato. Tolgo il lenzuolo insanguinato che l’avvolge come un sudario; mi vergogno ad ammetterlo ma la vista del corpo nudo mi suscita turbamento e desiderio; lo stato della paziente ed il mio ruolo pretenderebbero una totale estraneità emotiva nei suoi confronti, ma è impossibile rimanere indifferenti davanti allo splendore del corpo della signora Vittoria; alta, gambe perfetta, ventre piatto, vita sottile, tette da esposizione, anche il volto, pur martoriato da tumefazioni denota lineamenti delicati ed una bocca di una sensualità da tramortire. Faccio un respiro profondo e mi dedico a pulirla e lavarla; non mi sfugge, ovviamente il particolare del pube rasato; io sono studente in medicina e faccio l’infermiere per mantenermi gli studi; ho un contratto da lavoratore precario per cui ogni contestazione da parte dei mie superiori potrebbe costarmi il posto di lavoro; quindi serietà massima. Le metto il classico camice postoperatorio la copro con lenzuolo e coperta di cotone ed esco.
E’ passata una settimana la signora si è svegliata ed ha già palesato un carattere spigoloso; ha chiesto l’allontanamento della mia collega del turno di notte; se si ripetesse con me lo stesso atteggiamento rischierei di perdere il posto.
Devo farle un’iniezione intramuscolare ; mi presento con la siringa, lei mi guarda e mi gela : ”Che vuoi moccioso”. Mi presento “Mi chiamo Roberto, sono stato incaricato di assisterla ed ora devo farle un’iniezione”
Replica dura “ Scordati che io voglia farti da cavia; chiama la Caposala”
Naturalmente non replico ed ubbidisco. La Caposala ha quasi 50 anni di cui 35 trascorsi in ospedale, ha visto di tutto e non è certa disposta a sopportare atteggiamenti infantili da chicchessia; entra nella camera e non dà tempo alla degente di aprire bocca :”Roberto ha tutte le carte in regola per assisterla, le ricordo che è anche il miglior studente del terzo anno di medicina; in reparto, al momento, è solo” Non aspetta replica ed esce.
Vittoria mi guarda con aria di sfida :”Ma bravo ruffianello, sei il cocco della capa; scommetto che, per tenertela buona te la scopi”.
Non rispondo, le sollevo lenzuolo e camice e lei continua :”Lo sapevo che sei un maniaco, tanta scena per guardarmi nuda; scommetto che appena esci di qua ti vai a masturbare. Non l’ascolto e le pianto l’ago; lancia un piccolo lamento :”Ti vuoi vendicare; ma le pagherai tutte”.
Più passano i giorni e più la pazienta diventa insofferente; l’astinenza dall’alcol e dalla coca la rende nervosa anche se lei assicura il marito che era una consumatrice occasionale di entrambi.
La signora ha deciso di giocare con me, i miei modi impacciati le hanno fatto capire che mi piace e mi usa come suo passatempo; mi chiama ogni mezz’ora con le scuse più banali; mi provoca in continuazione:”Ti piace guardarmi nuda”, “Vuoi che allarghi le gambe ?”, io comincio a prendere coraggio e replico ”Lei nuda con tutti i gessi e cerotti può ricordare un quadro di Picasso; non mi risulta che nella sua produzione rientrino capolavori dell’eros” Oppure :” Neanche un contorsionista riuscirebbe ad aprire le gambe con il suo gesso”. Ho trovato, finalmente il tono giusto, infatti sorride. Ormai il momento della preparazione mattutina comincia ad eccitarmi; sono spariti i cerotti, i gessi sono stati ridotti; il volto ormai è tornato al primitivo splendore; è bellissima.
Quando le passo le spugnette sul corpo mi accorgo che anche lei è percorsa da fremiti; la mia mano indugia più del necessario sui seni, Vittoria chiude gli occhi, il respiro è leggermente accelerato, me ne accorgo e mi fermo, riapre gli occhi e mi parla :” Ti prego, continua” Sono sconcertato, vorrei dirle che rischio il mio futuro ma taccio, mi tolgo i guanti e le appoggio una mano sul seno e l’accarezzo, col braccio sano mi afferra il camicie e avvicina il mio viso al suo; le nostre bocche si cercano e si uniscono, la sua lingua incontra la mia, non mi oppongo; le nostre labbra restano incollate per un tempo infinito; quando mi rialzo vedo un sorriso sul suo volto; mi sussurra :”Vedrai che ci divertiremo d’ora in poi”. Penso con timore a cosa mi riserveranno i prossimi giorni; vorrei stare sempre accanto a lei ma basta un piccolo sbaglio per essere scoperto ed io non voglio sbagliare. Vittoria è riuscita a convincere il marito che io sono il più bravo tra tutti gli assistenti e lui ha insistito coi vertici ospedalieri affinché io sia dedicato a sua moglie a tempo pieno. La caposala ha mangiato la foglia ma è una vera amica :”So che tu non centri, io posso fare poco, tieni sempre acceso il cicalino; se vedo qualcuno arrivare cercherò di avvisarti”
Ora sono nella sua camera, ho chiuso la porta, la bacio sulla bocca, poi scendo su seni, sul ventre, sulle cosce, arrivo alla vulva, ho sognato di baciargliela per intere notti ed ora è lì davanti a me; quando è arrivata era rasata, ora il pelo è cresciuto, affondo la lingua tra le sue gambe e lecco gli umori che grondano dalla vagina, è ricoverata da oltre un mese per cui il desiderio è violento; si muove come un’indemoniata, le ingessature le procurano un male atroce ma il piacere che le dà la mia lingua è superiore ella sofferenza, quando raggiunge l’orgasmo si morde il labbro inferiore per non urlare; mi fermo solo quando sento il suo respiro rallentare; sento le sue mani che mi afferrano i capelli, mi porta sul suo volto e mi bacia, la mia bocca è intrisa dei suoi umori ma non ci fa caso, mi sorride e mi sussurra all’orecchio :”Domani ricambio il favore”. Ho capito il messaggio e scuoto la testa le dico che è matta, lei porta l’indice alle labbra e dice :” Taci moccioso, non hai voce in capitolo, tu sei il mio schiavetto, mio marito ti ha comprato, non puoi ribellarti”.
Rispondo stizzito :”Te ne approfitti perché hai il coltello dalla parte del manico, spero un giorno di trovarti fuori di qui e te la farò pagare” Non sono comunque arrabbiato e poi sono innamorato senza speranza; quando uscirà sarà durissima, non c’è alcuna possibilità che io la riveda per cui cercherò, fintanto che è ricoverata, di starle vicino. Il giorno dopo lei mantiene le promessa, appena sono accanto al suo letto appoggia la mano sul mio pene, dovrei fare un passo indietro ma non ci riesco, lei mi abbassa la lampo ed entra nello slip; il suo massaggio è come una scarica elettrica, il mio pene è duro come il marmo; lei lo guarda con tenerezza, poi guardandomi negli occhi se lo infila in bocca; sentire la sua lingua sul glande mi manda in estasi, dovrei appoggiarmi ma non trovo nessun appiglio quasi barcollo ma il piacere è immenso, lei ogni tanto si ferma e mi sorride, penso tra me:
” Sei una grande troia, ti diverti a tormentarmi”, sento l’orgasmo imminente e faccio per ritrarmi, lei con l’unica mano libera mi afferra per i pantaloni e tiene il mio pene in bocca, è un getto violento quello che le entra in gola, lei deglutisce ma non fa uscire neppure una goccia, quando sente che ho finito la ieculazione si stacca dal mio pene, ridendo come una matta apre la bocca e dice :”Vedi, neanche una goccia è andata perduta”. Poi aggiunge :”Preparati, domani dovrai scoparmi”.
La guardo, ha la gamba ingessata immobilizzata, se salissi sul letto il gesso si muoverebbe dandoli atroci dolori :”E’ impossibile, amore mio”. Ma lei è determinata :”Sono faccende che non mi riguardano, studia un sistema, lo sai che se voglio posso farti del male”. Non mi piace né la frase né il tono, è chiaramente una donna viziata ed egoista, è capace di ricattarmi, soprattutto capisco che non prova niente per me, mi usa perché sono l’unico maschio disponibile.
I miei studi di Medicina mi aiutano, la stessa sera studio e trovo la soluzione.
La mattina quando entro in camera faccio l’indifferente ma lei mi aggredisce :”Io sono pronta”
La camera ha due letti per cui accosto il secondo letto a quello di Vittoria; con un piccolo argano le alzo la gamba ingessata, non ci sono ostacoli e lei può ruotare di 90°. Ora riesce a tenere le gambe aperte ed il suo sesso è sul bordo del letto; rinuncio ai preamboli sia per guadagnare tempo, sia perché sono ancora ferito dalle sue parole del giorno precedente; la scopo meccanicamente, senza entusiasmo, lei invece gode subito, avrei voglia di uscire ma lei mi afferra e vuole che stia dentro, lei ha altri due orgasmi prima che io raggiunga il mio, penso che potrebbe restare incinta per cui all’ultimo momento esco e le investo il ventre con un getto di sperma.
Lei ha capito che sono irritato e mentre la pulisco mi sussurra :”Non devi essere arrabbiato, lo sai che non c’è futuro per noi, baciami” La bacio, vorrei essere freddo ma non ci riesco, mi piace troppo affondo la mia lingua nella sua bocca e la stringo con trasporto.
Gli ultimi giorni sono ricchi di passione e tenerezza, nessuno entra mai senza preavviso per cui amoreggiamo in continuazione. Ed arriva così l’ultimo giorno, non abbiamo fatto nessun programma, non posso essere io a fare proposte; io sono solo, libero di decidere, lei ha una famiglia, magari ha un amante, ha una posizione sociale da difendere, non ha senso che perda tempo con un infermiere. Senza particolari convenevoli se ne va, mi sento svuotato, privo di forza e di volontà; la caposala mi vede capisce e mi rincuora :”Il tempo medica, Robertino; sai anche tu che non poteva durare”. E’ una verità sacrosanta e dovrò farmene una ragione. Mi butto sullo studio e sul lavoro, l’unico svago è rappresentato da qualche seduta in palestra.
Sono passati due mesi, sono appena uscito dall’ospedale ed attendo l’autobus; arriva un Mercedes SKL in versione spider, la splendida donna al volante è Vittoria, mi sorride e mi dice :”Ciao, pivello, sali che ti porto a casa” Senza dire una parola salgo e continuo a tacere quando lei parte, prende una direzione opposta a quella di casa mia, entra in Autostrada e segue il cartello Genova; non apriamo bocca per tutto il tragitto; dopo Bardonecchia esce dall’Autostrada a e sale in collina, dopo 20 minuti apre col telecomando il cancello di una villa, entriamo nel cortile; abbandona la macchina, mi prende per mano e mi porta all’interno della villa; dal salone si ha una visione panoramica mozzafiato, rimango ad osservare estasiato; sento la sua mano sulla spalla e la sua voce : “Perdonami, sono stata crudele; volevo finire la nostra storia ed ho creduto che il modo migliore fosse quello di dargli un taglio netto; ma in questi due mesi ho scoperto di non poter stare senza di te, l’ho detto a mio marito, a lui non importa, ha un’altra per cui se mi vuoi possiamo stare insieme quanto vogliamo, che ne dici?”.
“La mia risposta la sai, io ti amo, però ho sofferto troppo a causa tua, per ricominciare da zero è giusto che mi prenda una mia vendetta”
“Tutto quello che vuoi” mi risponde carica di entusiasmo.
“ Ti voglio sculacciare” replico.
“Tutto qua “ ribatte Vittoria.
Mi siedo sul divano “Vieni, sdraiati sulle mie ginocchia col culetto in alto”
Lei ridendo ubbidisce, le sollevo la gonna, il suo culetto è completamente nudo ma le tolgo ugualmente il perizoma ; lei è distesa e sorridente non sa cosa l’aspetta, le accarezzo le natiche e poi, senza preavviso le rifilo una sculacciata tremenda, lei emette un urlo e si inarca e mi blandisce:”Amore, non essere cattivo, fai piano” Non l’ascolto e replico con un ceffone ancora più forte, al terzo lei comincia a piangere ma non si ribella al quinto scoppia in singhiozzi dirotti, vedo le natiche arrossate con piccoli travasi di sangue; mi fermo al decimo schiaffo, lei è esausta, ha il volto rigato di lacrime glielo sollevo e la bacio lei ha il broncio, sembra una bambina in castigo, mi dice :”Mi hai fatto male, brutto cattivo, ma me lo meritavo, ora siamo pari?”
“No, rispondo voglio il tuo culetto ora, solo così saremo pari”
Vittoria mi guarda spaventata :”Amore, credimi, il mio culetto non l’ho mai dato a nessuno, non mi piace e poi ho paura di sentire male” Mi guarda con aria supplichevole ma il mio sguardo è irremovibile “Ho capito, va bene, amore, ho capito che vuoi che sia la tua schiava”
Si alza, si toglie i vestiti, mi prende per mano e mi porta in camera da letto; dal cassetto prende un tubetto di vaselina e come per giustificarsi mi confessa :”La uso sul vibratore, da anni è l’unica mia fonte di piacere” Si mette alla pecorina e mi chiede :”Va bene così, amore?” Non rispondo, mi spoglio, le accarezzo il buchino, lo cospargo di olio e poi vi appoggio il mio pene, appena lei avverte il contatto spinge con forza verso di me, in un attimo sono dentro di lei, non emette un gemito, con una mano le accarezzo la vulva ed entro nella vagina, lei comincia a muoversi, prima piano, poi sempre più forte e con sorpresa mi confessa:”Amore, è stupendo, grazie di avermi obbligato a farlo” Raggiungiamo l’orgasmo insieme e ci accasciamo sul letto esausti; i nostri corpi si intrecciano in un abbraccio e le nostre bocche si incollano in un bacio infinito. Qui comincia la mia nuova vita.
Pubblicato in: December 17th, 2007 sotto Racconti.
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