Una giornata particolare
La nostra relazione durò fino al matrimonio di Clara con Leo e strano a dirsi il mio profitto nello studio migliorò, forse perchè volevo che i miei amanti fossero fieri di me e non avessero rimorsi quando ci davamo ai nostri ‘giochini’, il che avveniva almeno una volta la settimana.
Il mio diario si arricchì di pagine piccanti ma dopo un po mi limitai a stendevi i resoconti che presentavano qualcosa di nuovo evitando la descrizione di atti piacevolissimi ma che erano ripetizioni di cose gia scritte.
Oggi a distanza di anni, leggendo annotazioni come: ‘Fatto all’amore con Clara’ oppure: ‘ Lesbicato e scopato’, guardando la data rivedo come fossero avvenuti soltanto ieri i piacevoli incontri che ebbi con i miei insegnanti.
1° Marzo 1992 Oggi ho fatto all’amore con Lina. Avremmo potuto farlo prima se avessi capito i segnali che la mia amica mi mandava, lo avevo desiderato talmente che… sono rimasta delusa! Il confronto con la capacità di Clara nel dare piacere ha giocato a favore di quest’ultima. Ho finto ma non sono venuta mentre Lina era fuori di se per il piacere.
5 Marzo 1992 Clara avendo le mestruazioni mi ha lasciata l’intero pomeriggio con il professore. E’ stato bellissimo, ho cercato in tutti i modi di non fargli sentire la mancanza della sua donna e credo di esservi riuscita…
Non ricordo quante volte ho goduto fra le sue braccia ma quella che mi é piaciuta di più é stata la prima: Mi sono messa cavalcioni su di lui e l’ho ’scopato’. Si, ho fatto tutto io, ho imparato a stringere i muscoli della vagina attorno al suo membro e a rilassarli mentre andavo su e giù, ho visto l’espressione del suo viso cambiare, l’ho udito sospirare e… l’ho fatto godere! Soltanto quando l’ho sentito schizzare mi sono rilassata e ho goduto anch’io tantissimo!
Poi abbiamo chiacchierato, mi ha raccontato che la prima volta che ha baciato una ragazza, aveva la mia età e si vergognava perché gli veniva l’uccello duro mentre lei che aveva un anno più di lui si strusciava contro per sentirlo.
L’ascoltavo appena perché guardavo il suo pene. Era diventato raggrinzito e molle, mi sembrava impossibile che fosse lo stesso che avevo tenuto dentro di me e col quale avevo goduto, non so cosa mi è venuto in mente ma mi sono chinata e l’ho preso in bocca, tutto! Lui si é allungato sul letto e mi ha lascito fare dicendo:
- Sei veramente una cara troietta, hai voglia del cazzo! Eccolo… lo senti? Sta diventando duro… su prendilo… si, così!
Era vero, appena in bocca cominciò subito a distendersi, a gonfiarsi, tanto che dovetti sollevare il capo non riuscendo più a contenerlo; feci scorrere le labbra su quello che era diventato il cazzo che conoscevo bene…
Quando lo sentii ben rigido mi venne la frenesia di averlo nuovamente in corpo, come prima scavalcai l’uomo puntando l’asta fra le mie cosce con l’intenzione di cavalcarlo nuovamente ma lui mi fermò.
- Eh no piccola! Mi piace troppo quello che stavi facendo, voglio che continui!
Iniziò un gioioso corpo a corpo che durò fino a sera. Mi rovesciò sopra di lui, mi voltò, mi girò finche mi trovai cavalcioni sul suo viso. Allargo con dolce violenza le mie ginocchia e premendo le mani sul mio sedere schiacciò la mia passerina sulla sua bocca cominciando subito a leccarmela.
Fu una cosa sconvolgente, all’inizio ero piena di rabbia e di umiliazione per la mia impotenza, cercai di resistere alle sollecitazioni della sua bocca, alla lingua calda che separava le labbra della mia fichina, la percorreva tutta flagellando a piccoli colpi la mia lumachina.
- No… no… non voglio! Smettila!
Ben presto non potei resistere al piacere, calai la bocca sul suo cazzo scorrendo con le labbra su di esso, ingoiandolo, lasciandolo per urlare ancora:
- No… aaaah… no… no…
Ma lo leccavo fino alla base poi lo riprendevo e muovendo il capo scorrevo su e giù sbavando su di esso, mi fermavo trattenendolo sotto la cappella che succhiavo mentre con entrambe le mani facevo velocemente scorrere la pelle dell’asta di carne…
Fu un sessantanove frenetico, una tenzone dove il vincitore era quello che riusciva per primo a piegare la resistenza dell’altro facendolo godere. Ma era una lotta impari che sapevo avrebbe vinto il maschio, lunghi fremiti percorsero la mia schiena, gemevo, mi contorcevo ma non lasciavo di far scorrere la bocca su quel cazzo.
All’approssimarsi dell’orgasmo cercai di divincolarmi, serrai le cosce sul viso dell’uomo ma invano. Lui mi teneva saldamente, le mani strette sulle mie chiappette, le mosse per strusciare ancora la mia fica sulla sua bocca… Fu terribile ma bellissimo! Gemetti forte quando introdusse il dito nel mio culetto, lo mosse e… strano a di dirsi, era quello che volevo, quello di cui avevo bisogno.
Venni urlando sul cazzo che avevo in bocca, spalancando le cosce per dargliela tutta la mia fichina, godendo sulla lingua che si muoveva senza posa bevendo il mio piacere.
- Oh basta… basta…
Solo allora mi lasciò, rotolai di fianco e girandomi mi accoccolai contro di lui nascondendo il viso sulla sua spalla.
- Sei cattivo… cattivo… Dissi, ma ero felice di aver goduto in quel modo, la mia fichina batteva ancora, sulle labbra di Leo respiravo il profumo del piacere che aveva bevuto fra le mie cosce.
- Perche dici cosi, non ti e’ piaciuto?
- Si, tanto… ma tu? Volevo farti venire in bocca…..
Ero sincera, avevo ancora il sapore vagamente salato del liquido che aveva stillato il membro e non lo avevo trovato per nulla sgradevole.
- Sei tanto cara… ma é con te che voglio godere!
Mi spinse dolcemente sul fianco, rivolta allo specchio, prese la mia gamba e la sollevò alta. Quello che vidi mi fece arrossire. Ero oscena cosi aperta, i peli bagnati incollati alla mia pelle rendevano ancora più nuda la mia fichina socchiusa. Lui dietro di me che brandiva con la mano il pene passando il glande fra le mie cosce ad aprire le mie labbra proseguendo poi fra le chiappette separandole lubricamente fin su per poi ridiscendere a farmi sentire il suo turgore sulla rosellina dell’ano poi ancora sulla passerina, su e giù più volte puntandolo infine sull’apertura del mio grembo.
- Aspetta… non sono pronta!
- Lo sarai presto piccola!
Stava gia spingendo, vidi nello specchio il pene farsi strada nella mia fichina dilatandola a dismisura.
- Oh no… no… Ma rimanevo con la gamba sollevata, gli occhi sbarrati sul cazzo che lentamente entrava inghiottito dal mio ventre. Ero ancora talmente bagnata che scivolò dentro con una facilita incredibile, fino ai testicoli che ora sembravano far parte del mio corpo facendomi somigliare a un ragazzo a causa del mio petto pressoché piatto, senza pene ma con delle palle notevoli. Chiusi gli occhi all’orrenda visione, Leo incollato dietro di me mi lambiva il collo, le orecchie poi mosse le reni…
- Ti piace? Chiese. Vidi le sue dita accarezzare adagio la mia lumachina.
- Si. Risposi, ma non era vero, sussultavo sotto i colpi del suo ventre contro il mio sedere ma lo scorrere del pene non mi dava ancora piacere… per ora! Ma non mi dava neanche fastidio anzi, ero fiera di sentire dentro di me la sua presenza rigida e l’alitare sul mio collo di quel maschio possente.
Ma poco dopo presi anch’io a sospirare. Oh si, era bellissimo! Riaprii gli occhi, Leo mi scopava ritmicamente, la verga che appariva e scompariva nella mia fica luccicava per gli umori che la bagnavano e che avevo ripreso a stillare. Sollevai le braccia ad accarezzare il suo capo, lui mi baciava sul collo, sulla spalla ansimando per il piacere che prendeva nel mio corpo, le sue mani salirono al mio petto, prese i miei capezzolini fra i polpastrelli delle dita torturandoli dolcemente.
I suoi occhi seguivano sullo specchio l’evolversi del piacere sul viso e nel corpo della giovinetta non ancora interamente donna che gemeva e sussultava sotto i colpi che la scuotevano.
Questa volta non vi furono le esclamazioni, le frasi sconce, le invocazioni che avevano accompagnato i coiti precedenti, solo i nostri sospiri ruppero il silenzio, il suo respiro rauco, i miei gemiti di fanciulla in amore che si facevano sempre più acuti…
Venni per prima, gli occhi spalancati sull’immagine della giovinetta che si contorceva negli spasimi del piacere, scossa dai colpi del membro che vedevo andare e venire come un ariete nella mia vulva. Era la prima volta che mi vedevo in orgasmo e non mi riconobbi in quel viso sconvolto, la bocca spalancata, le mani fra le cosce ad aprirmi lubricamente la fica perché lui vedesse come riceveva il suo cazzo.
Eiaculò in lunghi getti che innondarono il mio grembo, debordando trascinati dalla verga che l’uomo continuava a cacciare fino in fondo finche lo supplicai di fermarsi.
Andammo insieme in bagno, non provai nessun imbarazzo ad accovacciarmi sul bidet per lavarmi fra le gambe mentre lui faceva le sue abluzioni in piedi davanti al lavandino.
Ritornati in camera prendemmo a chiacchierare accosciati sul letto uno di fronte all’altro, il professore e l’allieva entrambi nudi. Mi lodò per i miei progressi negli studi, anche gli altri insegnanti disse, avevano notato nelle ultime settimane dei miglioramenti notevoli.
- Sei diventata veramente brava lo sai?
- Solo a scuola? Chiesi maliziosamente allungando la mano al membro che giaceva inerte.
- Non solo, a letto sei diventata bravissima!..
Sotto le mie carezze il suo pene si distese, si allungò divenendo in breve nuovamente rigido.
- Ho voglia! Dissi semplicemente guardandolo negli occhi. Era vero, la mia passerina era diventata umida, nuovamente pronta.
Lui si alzò in piedi e offrì il membro alla mia bocca, chiunque leggerà questo diario mi perdonerà se non passo sotto silenzio quelli che sono considerati dei preliminari, ma la verità é che volevo soddisfare tutti i desideri del mio professore.
Clara un giorno mi disse che molti uomini vorrebbero poter disporre almeno una volta di una ragazza giovanissima e che si eccitano al pensiero di vedersi in bocca di una monella viziosa come me. Ed era proprio cosi, infatti era lo specchio che Leo guardava per vedere la sua giovane amante in ginocchio aprire le labbra sulla sua verga e ingoiarne una buona parte.
Lo accontentai facendogli un lungo bocchino avanzando e rinculando il viso, la bocca spalancata sull’asta che accarezzavo con le labbra, con la lingua, le mani che vagavano sulle sue cosce, soppesando i testicoli, manipolando la grossa verga, facendone scorrere la pelle lentamente.
Ebbi la soddisfazione di udire l’uomo sospirare. Doveva piacergli davvero perché prese a muovere le reni mimando il coito scorrendo nella mia bocca dapprima adagio poi sempre più velocemente…
- Oh… hai delle labbra dolcissime… ahh… prendilo… succhialo… oh mi farai venire… é questo che vuoi? Dimmelo… fai presto!
Desideravo sentirlo godere nella mia bocca come la prima volta che lo avevo sbocchinato ma adesso lo volevo sopratutto nella fica il suo cazzo!
- Oh ci fosse anche un’altro uomo! Mi sorpresi a pensare senza rilevare l’oscenità della cosa. Questa é a mio parere la prova che non ero innamorata del professore ma del sesso in tutte le sue manifestazioni.
- Dai, mettimelo dentro… ohhh scopami… scopami!
Mi allungai, gli occhi fissi sul pene che la mia bocca aveva lasciato e che ora pulsava ondeggiando lievemente.
- Ohhh che meraviglia! Pensai raggiante.
- Girati!
Malgrado la mia giovinezza, non ero completamente all’oscuro sulle posizioni dell’amore. Mi misi in ginocchio, le mani sul letto, le braccia tese.
- Appoggia la faccia sul cuscino e abbraccialo!
Eseguii ubbidiente conscia che in quella posizione ero interamente alla mercé dell’uomo che nello specchio torreggiava su di me imponente e muscoloso mentre accarezzava il mio culetto sollevato.
- Sei stupenda Diana! Non immagini nemmeno il desiderio che provo, Il tuo culo e’ rotondo e vellutato come una pesca, le tue chiappette sono morbide come le tue guance, mi piace il calore che trovo fra di esse!..
Fremevo, l’uomo accompagnava le parole con gesti eloquenti, aveva preso in mano la verga e passava e ripassava il glande separando con essa le mie natiche sfregandolo nel solco fino al mio buchino poi più giù sulla fichina bagnata e… ricominciava con la sua calda carezza.
Volevo scopare ma quello che stava facendo mi piaceva terribilmente, sentivo che il solco delle mie chiappette era tutto bagnato, la cappella vi scorreva calda e turgida provocando un brivido di eccitazione lungo la mia schiena. Non durò a lungo, lo vidi nello specchio fare un passo, poi piegò ancora di più le ginocchia, sentii il glande premere sulla fichina…
- Aaaah si! Oh che belloooo! ! !
Entrò d’un solo colpo e gia mi stava scopando. Non immaginavo si potesse scopare in quel modo, era animalesco, osceno e benché il piacere si impossessasse del mio corpo gia dai primi colpi guardavo sbigottita il modo che aveva di penetrarmi. Le mani strette alla mia vita, l’uomo fletteva le gambe sbattendo le cosce sul mio sedere ad ogni flessione che cacciava il membro nella mia vagina, si sollevava e si abbassava ritmicamente.
Gemevo per il piacere ma avrei preferito svolgere un ruolo più attivo invece di aspettare supinamente l’arrivo del godimento sotto quel maschio che mi montava in un modo cosi grottesco…
- Ti piace piccola? Chiese ansimando.
- No! Risposi, poi cercando di attenuare la mia brutalità :
- Cosi ti stanchi… Avevi detto alla pecorina!
Si alzò e venne ad inginocchiarsi dietro di me, mi fece divaricare maggiormente le ginocchia.
- Hai un bel culetto, lo sai?
Me lo aveva gia detto e ancora una volta espresse il suo apprezzamento passando il glande nel solco dei miei glutei. Ormai vi ero abituata e mentirei se dicessi che ero indifferente al turgore che le apriva, mi vergognavo un po perché sentivo che insisteva a strofinarlo proprio sul mio buchino.
- Oh Leo… non farlo più!
- Perché, non ti piace?
Non risposi, avrei voluto dire che mi eccitava tantissimo ma non avrei potuto spiegare il perché. Stavo imparando che il piacere é fatto anche di fremiti, di sensazioni, di desideri inconfessabili ma non per questo meno eccitanti. Mi crogiolai assaporando l’indecente sensazione, il sedere sollevato, esposto alla discrezione di quel maschio allupato che non volle approfittare della mia inconscia offerta ma guidò l’asta di carne sulla mia vulva.
Non ebbe bisogno di penetrarmi, lo feci io stessa spingendo all’indietro il bacino, sforzandomi di far entrare il membro fino in fondo. Vi riuscii ma dovetti allargare maggiormente le gambe poi fu facile per me scorrere su di esso, vi riuscii agevolmente oscillando avanti e indietro con tutto il corpo, spingendo con le cosce, con le braccia e… fu bellissimo!..
Potevo prenderlo tutto il suo cazzo, farlo entrare fino in fondo alla mia pancia, fino a sentire il glande urtare contro l’utero senza farmi male.
- Oh amore… così mi piace! Mmmh… posso sentirlo tutto… ohhh é duro e… lungo… Mhhh… mhhh…
Gemevo, oh si, era bellissimo essere riempita dalla calda presenza di quel cazzo imponente che potevo dominare perché ero io che scorrevo su di esso ondeggiando e ancheggiando partecipando con tutto il mio corpo al coito nello spingere il sedere contro il suo ventre.
Anche Leo godeva, si era proteso sulla mia schiena sollevato, le mani sul letto, le braccia tese per lasciar liberi i miei movimenti che gli procuravano cosi tanto piacere. Era bello godere con quel maschio che leccava il mio collo, le mie orecchie, alitando sulla mia nuca pronunciando con voce roca parole folli.
- Ah Diana… sei una scopatrice… ohh… una femmina da letto… Ahh… mi piace quello che fai al mio cazzo… mhhh… la tua fica é vorace come la tua bocca… calda… Achh… neanche Clara mi ha mai fatto cosi… Dai… continua… fallo entrare tutto… ahh… ancora… ancora… ahh… ahh…
Ero felice di sentire l’uomo esprimere il suo godimento, le sue parole mi spronarono a prodigarmi maggiormente. Presi a muovermi come un’ossessa gioendo come una cagna per il gran piacere.
All’approssimarsi dell’orgasmo Leo si mosse penetrandomi come se volesse sfondarmi. Ora si che mi faceva male, urlai cercando di sfuggirgli, si fece pesante trascinandomi sotto di se poi mi prese alle anche sollevando il mio bacino, schiacciando i testicoli contro la mia lumachina, il cazzo interamente immerso nel mio grembo…
Venne in quella posizione irrorandomi di getti ripetuti e caldi baciando il mio collo, infine si mosse nuovamente scorrendo con dolcezza fino a provocare il mio orgasmo.
- Oh amore… amore… vengo… vengooo… ahh… ahhh…
Rimase sulla mia schiena finche i battiti della mia vagina cessarono, solo allora si alzò e mi tese la mano.
Quel giorno, senza rendermi conto misi a dura prova la resistenza amatoria del professore, il mio desiderio si risvegliava ogni volta con prepotenza e il fatto che Leo lo soddisfacesse mi faceva credere che le sue energie fossero inesauribili.
Non ricordo quante volte mi fece gioire ancora, non voglio scriverle tutte per non essere prolissa ma quella che mi rimase a lungo in mente perché fu anche l’ultima di quel pomeriggio memorabile, la voglio descrivere.
Si era instaurata fra me e il professore quella confidenza che credo esista fra amanti di lunga data, quella totale mancanza di pudore e di inibizioni che si instaura fra prostituta e cliente. Non deve stupire se al nostro ennesimo ritorno in camera chiese:
- Sei contenta Diana? Neanche con Clara l’ho mai fatto così tante volte in un solo giorno.
Eravamo in piedi davanti al grande specchio, guardai le nostre immagini riflesse.
- Siamo come Adamo ed Eva! Pensai. Solo che Eva era una donna non una ragazzina come quella che guardava quell’uomo nudo senza il pudore che dovrebbero avere le fanciulle per bene. Dentro di me sorrisi, se Adamo era muscoloso e bello come Leo e se possedeva un arnese come quello che vedevo pendere come un batacchio fra le gambe del mio amante, allora Eva doveva provare il mio stesso desiderio. Risposi:
- Però neanche Clara te l’ha mai data tante volte in un solo giorno. Quante sono? Cinque? Sei? Sorrise compiaciuto.
- Non ti basta?
- No… ancora una volta sola, ti prego! Clara é uscita, lo so e… non e’ cosi tardi. facciamolo ancora!
Aveva preso fra le dita i miei capezzolini e li stuzzicava come se volesse plasmarli, li tirava… Cielo come mi piaceva anche se un po mi faceva male. Sollevai le mani al suo petto, i capezzoli di Leo sporgevano appena dai pettorali possenti, li strofinai fra le dita quardandolo negli occhi. Quel giorno ebbi la conferma che anche per gli uomini quello é un punto sensibile perché ben presto vidi un fremito nelle sue nari. Disse:
- Sei ancora una monella e gia sai eccitare gli uomini, sei proprio una… Si interruppe forse pentito per le parole che stava per pronunciare. Continuai io per lui:
- Sono una troietta? Una puttanella? Lo so, vorrei scopare sempre, mi piace il cazzo, il tuo cazzo! Guarda, si sta alzando!
Eravamo scostati, il pene nello specchio stava lentamente sollevandosi descrivendo un arco, fermato subito dal mio pube contro il quale il glande premeva caldo e gonfio. Mi inginocchiai sul tappeto e lo presi con entrambe le mani.
- Oh amore… non mi sazierei mai di baciarlo!
I miei gesti accompagnavano le mie parole, con le mani accarezzavo la lunga verga percorrendola poi con labbra infuocate, sentendo sotto di esse il rigonfiamento delle vene che lo percorrevano, lo premetti contro il viso accaldato baciandone la base fra i peli folti, aprendo larga la bocca sui testicoli, coprendoli di saliva, risalendo con la lingua il condotto su, fino la cappella…
Quando finalmente lo presi in bocca, gongolai udendo i sospiri dell’uomo; feci scivolare le labbra sul membro ormai rigido sbocchinandolo dolcemente finche sentii il sapore del liquido che usciva a gocce dal meato. Mi alzai stringendomi a lui.
- Oh lo voglio… lo voglio!
Mi baciò accarezzando dolcemente la mia schiena percorsa da fremiti di desiderio, aspirai la lingua che fece scivolare fra le mie labbra suggendola con voluttà, muovendo il bacino, schiacciando il ventre, contro il pene rigido imprigionato fra i nostri ventri.
Ero follemente eccitata, quando le nostre bocche si separarono, Leo mi guardava con desiderio infinito. Dissi ansimando:
- Amore… toccami il culetto… lo sai che mi piace.
Si, mi piaceva come lo toccava apprezzando la rotondità delle mie natiche, come le prendeva nelle sue mani schiacciandomi contro la verga dura, aprendole per passare le dita fra di esse, come mi accarezzava l’ano…
- Si, mi piace il tuo culetto…
- E’ tuo sai?
- Oh piccola… non sai quello che dici…
Era vero, quello che potevano significare le mie parole lo appresi alcuni mesi più tardi, ma allora contavano solo le sue mani, come mi toccavano. Mi ero alzata sulla punta dei piedi illudendomi di portare la mia fichina alla portata del suo cazzo ma vi era troppa disparita fra le nostre stature malgrado fossi la più alta della classe. Sentii che mi stava sollevando, le mani sotto il sedere ad aprire le mie natiche, il dito che continuava a stuzzicarmi il buchino…
Ora sì che lo sentivo il glande fra le labbra della fichina! Applicai la bocca alla sua costringendolo a baciarmi, leccai la lingua che mi tese spingendo poi la mia lingua nella sua bocca.
- Mhhhh ! ! ! Aveva spinto un dito nel mio culo e ora lo muoveva su e giu, oh come mi piaceva! Mi aggrappai con le braccia al suo collo e sollevai le gambe cingendo con esse la vita dell’uomo.
- Oh dammelo… dammelo! Supplicai.
Leo abbassò le mani lentamente, sospirai sentendo il membro aprire le mie carni e scivolare nel mio ventre. Ero talmente bagnata di desiderio che fu una penetrazione dolcissima che provocò in me soltanto piacere.
Mi lasciai andare all’indietro trattenuta dalle mie dita intrecciate dietro la sua nuca. Leo sbilanciato divarico le gambe per non cadere, protendendo il ventre per sopportare il mio peso.
Ero impalata sul cazzo che mi trafiggeva e che sentivo rigido nella mia vagina. Non potrei descrivere quello che provavo, erano sensazioni che il dito che l’uomo continuava a muovere nel mio sedere contribuiva ad acuire. Mi sentivo interamente posseduta da quel maschio muscoloso il cui piacere dipendeva da me perché impossibilitato a muoversi a causa della ragazza infilzata sul pene e che ora facendo forza sulle braccia e sulle gambe si muoveva su e giù, su e giù sbilanciandolo col suo saltellare e sollecitando la sua verga oltre ogni dire…
Lo sforzo mi faceva ansimare ma il cambiamento nell’espressione del mio amante mi ricompensava ampiamente spronandomi a continuare, le mani sotto il mio sedere accompagnavano i miei movimenti senza sostenermi, mi vedevo nello specchio simile ad un’amazzone in groppa al suo cavallo, solo che la mia montatura era uno stallone la cui nerchia dilatava la mia vagina di ragazzetta viziosa, fermata soltanto dal mio culetto che poggiava ritmicamenta sui testicoli del maschio, la fica stretta come una bocca, saliva e scendeva lungo il suo cazzo provocandogli un massaggio che presto sortì il suo effetto.
- Oh Diana… Diana… sei terribile… mi stai facendo godere… Oh la tua fica… mi sta succhiando… Ahhh… chi ti ha insegnato a fare cosi? Come fai a farmi godere cosi tanto? Aaaah… Aaaah…
Barcollò cercando di mantenere l’equilibrio, anch’io godevo, tutti i muscoli tesi nello sforzo. La mio vagina si contraeva serrando il membro mentre saliva provocando lo stupore dell’uomo per il piacere che gli procurava.
Ben presto presi a gemere, era straordinario il mio godimento, tanto forte che più volte dovetti fermarmi le ginocchia strette ai fianchi del mio amante aspettando che le ondate di piacere si attenuassero, allora lui mi sollevava per il sedere portando la mia bocca all’altezza della sua, baciandomi golosamente, esplorandomi avidamente con la lingua, suggendo le mie labbra, bevendo la mia saliva mentre col dito mi frugava oscenamente…
Mi vergogno a dirlo ma fu proprio quello che scatenò il mio orgasmo. Quando mi lasciò andare sull’asta riuscii ancora a sollevarmi e ad abbassarmi un paio di volte poi iniziai a venire fermandomi per gli spasimi.
- Ahhh… amore… amore… sto venendo! ! ! Ahhh… aiutami amore… Ohh ti prego… presto… presto… Mhhh… mhhh… oh dai… dai…
Nell’impossibilita di muovermi cercavo il suo aiuto per completare il mio godimento. Leo indietreggiò fino ad appoggiarsi con le spalle alla parete, il membro conficcato per meta nel mio grembo e sopportando il mio peso con le mani sotto le mie natiche mosse le reni penetrandomi violentemente.
- Ahh… amore… si… si… cosi! Mhhh… lo sento tutto… Ahh… si… sfondami… sbattimelo fino in fondo… Da… dai… Ahhh… ahhh…
Sussultavo sotto i colpi che mi sollevavano, stringendo e rilassando i muscoli della vagina attorno al pene, le mani strette dietro la nuca dell’uomo, il capo rovesciato gemevo e urlavo per il dolore e il piacere che mi procurava il membro che mi forzava poi al culmine del godimento l’uomo si fermò come fulminato.
- Ahhh… piccola cara… sto venendo! Achhh… achhh…
Fu con immensa gioia che sentii il suo schizzo caldo, poi un’altro, un’altro ancora colpire la bocca dolente del mio utero, con uno sforzo ripresi la mia cavalcata gli occhi fissi sul viso dell’uomo in estasi che sotto gli stimoli del piacere piegò le gambe scivolando fino a sedersi per terra e io sopra che continuavo a saltellare scorrendo sul cazzo in orgasmo, poi l’uomo mi fermò dolcemente…
- Basta… basta piccola, ho goduto tanto sai?
Mi tenne stretta baciandomi teneramente mentre dentro di me il pene perdeva a poco a poco il suo turgore, si fece molle uscendo infine dal mio grembo. Quando Leo e io ci alzammo trovammo Clara elegantissima nel suo tailleur grigio seduta sul bordo del letto che sorrideva.
- Avete finito? Eravate talmente impegnati che non mi avete sentita entrare. Diana cara, sono le sette passate, non avresti dovuta gia essere a casa?
Era veramente tardi, corsi nel bagno. Mentre ero accovacciata sul bide entrò Clara, aspettò che avessi terminato di lavarmi fra le gambe, di asciugarmi, poi mentre mi pettinava mi guardò in viso preoccupata.
- Santo cielo cara, che occhi hai ! Non hai esagerato? Cosa diranno i tuoi se si accorgono… Su vestiti e corri subito a casa, anzi, ti accompagno!
In macchina ogni tanto mi gettava uno sguardo, infine sbottò:
- Sei in uno stato… ma quante scopate avete fatto?
- Non so… tante! Ma é stato bellissimo!
Continua
Pubblicato in: December 28th, 2007 sotto Racconti.
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