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CARILLON

L’ANGELO ROSSO..

- Ascoltami, Marlene! Sono qui, accanto a te… Non temere… Era soltanto un brutto sogno, credimi!..

Ma la voce tenebrosa che le parlava le era tristemente familiare. Le parve di vedere due mani bianche, una signora cupa, vestita di rosso, con un lungo mantello nero… Portava una gran collana d’oro e, al dito, aveva un anello con un castone molto strano…..

Sullo specchio grande apparve il riflesso di un volto vizzo, che faceva spavento…

- Non aver paura… Sarò io la custode del tuo bambino… Uh, come lo proteggerò! Quanto lo coccolerò! Sì, sarò io, colei che gli farà da madre!..

Era Alceste!..

E Marlene era così debole, su quel letto a baldacchino… Teneva suo figlio tra le braccia, lo stringeva al petto, maternamente, aveva tanta paura che glielo rubassero!..

- No, tesoro caro, non puoi tenerlo con te! Ora me lo darai! Oh, guarda, guarda come si diverte ad osservare i pesci rossi, che guizzano nella boccia di vetro! E’ una sfera di cristallo, sulla quale è riflesso il tuo futuro!..

- No, non voglio! – gridava la bella. – E’ mio figlio! Non ti permetterò di portarlo via da me! Ridammi il mio bambino! Ridammelo!..

Ma quelle mani perfide glielo strappavano, sì! Lei era più pallida delle lenzuola, in quel letto disfatto… Le mancavano le forze e non poteva proteggere la sua creatura!..

Invano cercava di gridare, mentre la sua antagonista rapiva quell’innocente, ancora in fasce…

- Aiuto! Aiuto! – rantolava la povera madre…

Sul volto di Alceste appariva un sorriso, maledetto e arcigno… Era il tragico presagio del destino…

- Io odio il tuo bambino, Marlene! – diceva la megera, portandolo via con sé. – Ed ora che te l’ho preso, farò di lui ciò che più mi piacerà! Ah, quanto detesto la tua bellezza! Ahahahaha!..

La ragazza si risvegliò, di soprassalto. L’aveva sentita sghignazzare!..

Si ricordava tutto, perfettamente. Oh, sì, aveva avuto un incubo, ma il peggiore era quello che doveva vivere da sveglia!..

Qualcuno le aveva preso la mano, ma non affettuosamente…

Invano la bella avrebbe cercato conforto tra quelle braccia, che non volevano la sua felicità…

- Ti saluto, principessa! – si sentì dire da quella voce rude. – Sei contenta di aver sognato? Dimmi, che cosa hai visto, piccolo angelo?..

Il suo fratellastro non aveva pietà di lei neppure in quelle circostanze…

Marlene, pallida e adirata, respinse con veemenza quella mano, che non voleva consolarla, ma soltanto schernirla. In un lampo, aveva letto in quegli occhi l’orribile intenzione…

- No, non te lo permetterò! – gridò al cattivo. – Non ti permetterò di fare del male al mio bambino!..

L’altro, sogghignando, le rispose:..

- Ma lo sai che il padre è un fuorilegge, piccola cara? E poi, sei sicura che sia suo? Ti ricordi, tesoruccio, di quando…..

- Vattene! – lo interruppe lei. – Le tue menzogne mi danno la nausea!..

Il mascalzone continuava a gironzolare attorno al suo letto. Quanto le dava fastidio! Si muoveva in modo scimmiesco. Di tanto in tanto, si grattava il capo…..

Poi, dopo che ebbe sussurrato qualcosa, battendosi la fronte in una maniera grottesca, disse:..

- Idea! Te lo dico io quello che faremo di bello: lascia che ci pensi il tuo fratellino, che ha giudizio per due! In fondo, dobbiamo pensare un poco anche al suo futuro, non trovi? Come sarebbe infelice a questo mondo! Uh! Un bell’aborto clandestino, nella notte… E quelle grida sottili, spente da una mano buona! Non soffrirà nemmeno! Lascia fare a me, cara! Vedi come sono premuroso?..

Marlene si nascose il volto tra le mani…

Mai, prima d’allora, il suo fratellastro le aveva fatto tanto orrore…

- Alphonse non è un fuorilegge! – gridò la ragazza. – Non ti permetterò di sopprimere il mio bambino! Andrò dai gendarmi, mi crederanno!..

- Sei tu che devi credere a me… Non soffrirà nemmeno! – ripeté il giovinastro, fregandosi le mani. – Non soffrirà nemmeno… Ahahahaha!..

Il barone, in punto di morte, aveva previsto tutto. Il suo schiaffo, l’ultimo di un’intera vita, aveva un significato disperato, come la sua morte…

La mente di lei correva lontano… Nel momento in cui tutto sembrava triste e felice insieme, le barriere del pensiero non potevano contenerla…

Era una notte sul fiume…

Poche luci brillavano lungo le sponde deserte. La voce addormentata delle acque, che si infrangevano sulle rive, errava nel vento…

Un marinaio solitario solcava col suo legno l’immensità azzurra. Il suo sguardo vagava lontano. Forse, pensava a colei che era triste e abbandonata…

A volte, pochi e brevi rumori lo toccavano. Era il tenue rumore dei remi che, di tanto in tanto, tuffava nell’azzurro profondo e poi ritirava…

Non c’erano altre barche. Oltre la foschia leggera e bianca, che si alzava tutt’intorno, si vedevano i tetti e le torri gotiche, alte e tenebrose…

Lungo una sponda, si discerneva appena la casa dei fantasmi, dai vetri all’inglese e dal camino fumante. Pareva innalzarsi dagli abissi blu…..

Una luce remota si accendeva e si spegneva sulla sommità d’un campanile… Era come un faro, una stella, che palpitava nella notte…

A poco a poco, la corrente magica si impadroniva della solitaria barca. Una mano spettrale la dirigeva verso il bosco disabitato…

Laggiù, era il regno delle grotte e degli spiriti. Oh, sì, si diceva che, a quell’ora, le anime dei naufraghi narrassero di tempeste e di bufere…

Le campane suonavano… Che rintocchi cupi! Sembrava che mille voci si fossero levate e lo accompagnassero, lungo il suo viaggio…

Forse era soltanto il tenebroso vento, che ululava con voce sinistra nelle caverne e tra le fronde…

Era il momento in cui la luna misteriosa faceva capolino tra le nubi, come se un incantesimo sconosciuto scendesse, all’improvviso, nel sogno di quell’oscurità di cristallo…

Una carrozza, fatta d’illusioni, partiva verso un regno sconosciuto…

Il marinaio senza nome aveva smesso di remare. Sentiva che un’anima amica era salita sulla sua barca e gli stava accanto…

E gli parlava, con voce di Venere…..

Oh, sì, era una sirena del fiume, una di quelle creature che amavano rapire i naviganti!..

Quante parole di fiaba gli sussurrava!..

Gli occhi di lei avevano riflessi azzurri, il suo corpo sembrava tratto dalla mano di un gigante dal tronco di una quercia…..

Portava al collo una collana, ornata di fiordalisi. Poteva essere emersa quella notte stessa, dalle immense profondità del mistero…

Le labbra sue, scarlatte, mormorarono a lungo nel blu…

Era lei che guidava la barca, ormai, verso luoghi che sembravano disegnati dall’immaginazione…

Andavano là dove il sussurro della corrente risuonava più cupo e le voci degli amanti potevano rincorrersi, grazie all’eco…

Oh, forse, erano luoghi stregati, luoghi di fantasmi!..

Ma come muggivano le acque, dolci e leggere, infrangendosi sulle rocce deserte!..

- Sì, sono la sirena del fiume…..

Così sussurrava lei, cantando languidamente una vecchia ballata, che conoscevano le fate…

E tutto era un sogno. Era l’escursione meravigliosa nei segreti delle acque e del bosco, nelle caverne tenebrose, dalle quali pendevano le stalattiti e in cui i venti risuonavano più cupi, come la voce di un gigante…

Laggiù, si udiva lo scorrere della corrente e il sinistro risucchio del gorgo…

Un cuore abbandonato e solo cantava al vento il segreto di una Venere, prigioniero per sempre delle rocciose grotte…..

Una catena invisibile legava lo spirito di quell’essere alle mille sue compagne…..

E nessuno poteva spezzarla. In occasione degli incidenti disperati, o quando la collera del destino induceva gli amanti ad annegarsi nel fiume, le fanciulle si univano a lei…

Allora, le caverne diventavano la loro casa, le acque di cristallo, il loro specchio, ove ammiravano e tuffavano le lunghe chiome, ornate d’oro e d’argento…

E tutto questo era per sempre…..

Un suono vago raggiunse i due viaggiatori… Erano nel luogo in cui, secondo la leggenda, s’udivano tutte le voci delle sirene del fiume, imprigionate…

Suonavano l’arpa…..

Lui volle ascoltare e credere alla dolce malinconia di quelle storie…

Ma era come se entrambi fossero già incatenati l’uno all’altra…

- Io ti conosco… - disse Alphonse. – Dimmi, ti prego, qual è il tuo nome!..

- Sono la bianca sirena del fiume…..

Uscivano allora dal regno delle grotte e dell’azzurro…

La solitaria barca, spinta dagli invisibili remi del vento, sembrava un vascello. Lui ne era il fortunato capitano, rapito da un incantesimo…

Fu allora che la luna gli mostrò quel volto…

Gli occhi di lei avevano la limpidezza del cristallo e lo guardavano con tenera passione. Aveva capelli di stella, mani di fata…..

Poi, una carezza affettuosa, posata sulla lunga e scintillante chioma, un bacio proibito, una parola…..

Il silenzio!..

La dolce sirena del fiume era Marlene…

Era stata la sorella del sole a confidarlo al marinaio. E la carezza di una bianca mano aveva narrato, ancora una volta, quel vecchio romanzo d’amore, di cui tutti già sapevano…

Quegli sguardi promettevano “per sempre”…..

- No, noi non ritorneremo indietro! Resteremo sepolti qui, tra le rose, l’uno accanto all’altra, mano nella mano!..

- Oh, Marlene, non dovevi! Tu hai fatto una follia!..

Gli confidava che era con lui da quando aveva lasciato la sponda deserta…..

Egli, ubriaco di tristezza, per molto tempo neppure di era accorto della sua presenza…

- Ma dove sono tutti? Tuo fratello, i tuoi cari… - disse il suo compagno…

E l’altra gli rispose, accarezzandogli affettuosamente il volto lunare:..

- Io non ho più amici… Non ho più cari… Tutti mi odiano, ma non ho perduto il mio tesoro più prezioso!..

Sì, il caro angelo gli era ancora accanto…

La sua mente, il suo tenero affetto, non avrebbero mai mancato di ricordarglielo…

E fu allora, mentre Alphonse riapriva gli occhi e si ritrovava solo, sul deserto blu, disteso sul fondo della barca, che comprese che tutto era stato soltanto un sogno…

La sua era stata fantasia, lieve e dorata, nata dal chiaro di luna, desiderando la luce di quegli occhi…

La sua consolazione più grande consisteva nel pensare alla propria bella, nel cuore della notte…

Dopo la felicità, appassionata e fuggitiva, non c’era nulla di più triste che accorgersi del suo svanire…

- A presto, Marlene! – sussurrò il fuggiasco alle stelle. – Nessuno potrà separarci, mai…..

E riprese il suo viaggio…

Una fiamma amica illuminava la stanza. La sua luce affettuosa rischiarava le seggiole e il canapè…

Marlene era là, in vestaglia, protendeva le mani bianche verso il dolce fuoco acceso. Era piena di profumo e di mistero…

Oh, forse, quel calore ardente le mancava da molto tempo! Lo aveva desiderato a lungo. Eppure, non era una di quelle sere trascorse giocando a scacchi, o a completare degli oziosi solitari sul tavolino antico…

Le faceva quasi compassione quel legno secco, che ardeva a fatica, quasi ribellandosi alla fiamma che lo voleva incenerire…

In fondo, era come lei…

Potevano essere le undici, quando le parve di sentire il suo fratellastro, che rincasava…

All’improvviso, la porta alle sue spalle venne aperta. Al vago crepitare della legna si mescolò il saluto beffardo e malizioso del perfido…

Marlene si voltò. Alla luce delle fiamme, lo vide pallido e come macchiato di sangue…

Era venuto per rivelarle la terribile notizia…

Si appoggiava, ridendo, ad uno degli stipiti. Aveva gli occhi lucidi, ma doveva essere in senno, purtroppo…

- Signorina, ho una bella notizia per lei! – le disse, canticchiando. – Indovina indovinello! Chi è arrivato su al castello?..

Oh, quanta paura faceva quel volto grifagno, solcato da cicatrici terribili, nella luce cupa del fuoco!..

Il mascalzone si riempì un bicchiere di brandy, poi riprese:..

- Hanno catturato il brigante! Giustizia sarà fatta! Oh, sia lodato il Cielo, finalmente il mondo sarà liberato di un malfattore, che ha le mani lorde di sangue! Evviva!..

Prese le mani di lei e le strinse con rabbia tra le sue…

- Uh, senti che manine fredde! – esclamò, sghignazzando…

Si mise a camminare su e giù per la stanza. Poco dopo si fermò. Stava alle sue spalle. Si chinò sulla sorellastra e, mentre la luce di un lampo gli illuminava il volto, le mormorò in un orecchio:..

- Lo hanno preso, sai?..

Allora Marlene lo guardò con disperazione. Era come se gli stesse chiedendo di giurarglielo… Gli urlò:..

- Non è vero!..

Ma lui rideva…

In quegli istanti, sembrava un demonio…

Poi le disse:..

- Oh, povera bambolina dai capelli biondi! Povero angelo bianco! Non piangere, su! No, non fare così! Lo so, sei rimasta sola, ti hanno abbandonata… Ma hai sempre il tuo fratellino, che ti vuole tanto bene!..

- Lo hanno arrestato? – chiese la bella…

- Sì, in fondo eri una bambina viziata… - riprese l’altro, senza darle ascolto. – E adesso, chi ti porterà a comperare i gelati?..

- Lo hanno arrestato? Dimmelo! Dimmelo!..

Marlene lo guardava negli occhi, terrorizzata…

Ma il disgraziato continuava a farsi beffe di lei e dei suoi sentimenti…

- Sei ubriaco! – gridò la poverina. – No, non credo ad una sola parola di quello che dici!..

Il perfido sorrise…

Oh, sì, forse, era più fuori di sé di quanto la giovane potesse immaginare. Con la mano destra cercava qualcosa nel taschino della giacca…..

Ne trasse un grigio foglio di giornale, che riportava la notizia terribile… Era la prova della verità delle sue parole…

Fu sghignazzando che lo mostrò alla sventurata. Gli occhi di lei lessero le righe fatali ed un fugace brivido la percorse…

- Fra quindici giorni, sulla pubblica piazza – canticchiava il fratellastro. – Uh, che bella cravatta gli metteranno! Vedrai come gli starà a pennello! Sarà un bijou!..

Marlene non gli permise di continuare… Si alzò in piedi e gli gridò:..

- Cattivo! Vorrei che questo fuoco, che ora arde nel camino, ti divorasse!..

- Allora, piccola mia, appena vedi una stella cadente, esprimi il tuo desiderio: vedrai che si avvererà! – rispose lui…

- No, non saranno le fiamme, ma la tua stessa cattiveria, a ridurti in cenere!..

- Oh, ma perché, signorina, perché si arrabbia tanto? Stia tranquilla, sarò io stesso a portarla a vedere lo spettacolo, si divertirà un mondo! Gli faranno indossare una cravatta da gran signore! Peccato che gli starà un po’ stretta!..

- Mi fai orrore!..

Il giovinastro intanto aveva preso una bottiglia… La vuotò d’un sorso. Poi, al rumore terribile delle fiamme, lei lo sentì dire:..

- Forse non è così che avrei voluto portare a termine la mia vendetta… Vedrò cos’altro posso fare… Ma ora voglio essere ubriaco, ah, sì!..

La bella si voltò. Da quelle parole, aveva intuito l’orribile disegno di quel malvagio…

Oh, no, non gli avrebbe mai permesso di realizzarlo! Piuttosto, si sarebbe fatta divorare dal fuoco! Cielo, voleva uccidere il suo bambino!..

Era sempre il solito cacciatore sanguinario, che godeva delle urla delle sue vittime…

Qualcuno intanto aveva bussato alla porta…

La ragazza ne approfittò per fuggire, piangendo, in camera sua. Mentre, in lacrime, correva su per le scale interminabili, gridava:..

- Me l’hanno ucciso! Me l’hanno ucciso! Ed io l’ho perduto per sempre!..

Socchiuse l’uscio della sua stanza, prese il suo carillon… Alla musica dolce e malinconica dell’oggetto che le era più caro al mondo, si mescolarono i singhiozzi del suo pianto…

Il cuore le diceva che non era finita, per quella notte! Cielo, le era parso di sentire la voce della perfida Alceste!..

In quell’attimo di disperazione, volle riporre in seno il suo regalo. Aveva pensato di fuggire, di farla finita, sì… Oh, no, la felicità non esisteva!..

Sulla soglia apparve il cupo volto di sua cugina…

Alceste le fece una carezza sulla guancia, dicendole:..

- Oh, ciao, bella ragazza! Dove stiamo andando, così di fretta? Almeno, lasciati mettere un po’ in ordine i bei riccioli d’oro!..

- Lasciami stare, vattene! – mormorò l’infelice…

- Uh, ma che peccato! La signorina sta piangendo! Oh, ma che cosa sono queste lacrime, bambina mia? Me lo vuoi confidare? Eh?..

Dal suo sguardo, Marlene comprese che ella sapeva e gioiva segretamente del terribile avvenimento…

Il modo in cui la guardava, la accarezzava e toccava i suoi capelli le faceva paura… L’antipatica si era accorta di ciò che nascondeva in seno…..

- Oh, ma che cos’è? – fece Alceste, con voce meravigliata. – Dai, ti prego, fammelo vedere!..

- No, non voglio! Non voglio!..

La bella non voleva darle il suo carillon, ma sua cugina, dopo una breve lotta, riuscì a strapparglielo dalle mani, con forza e veemenza…

- Ridammelo! – gridò la derubata…

- Uh, ma quant’è carino! – esclamò la megera, sogghignando. – Che bel regalo! Ti ricordi chi te lo ha donato?..

- Ridammelo, ti ho detto!..

- E se non te lo volessi rendere? E se volessi giocarci un po’? Su, prova a prendermelo, cara, avanti!..

- Sei una ladra…..

- Ma sì, riprenditelo, bambina mia! Chi mai te lo vuole rubare?..

Le due lottarono per un istante… Alceste teneva stretto il carillon e aveva alzato il braccio, per non renderlo alla sua legittima proprietaria, che le stava addosso…..

Alla fine il caro oggetto cadde per terra e andò in mille pezzi…

- Uh, che sbadata! Ma è colpa tua! – disse la perfida. – Non dovevi!..

Che cosa, non doveva? Forse, non aveva il diritto di essere felice e di vivere accanto al suo amico del cuore?..

- Ho trovato il tuo tesoro, sai? – le sussurrò poi Alceste, in un orecchio. – Peccato, tu non c’eri!..

- Ladra! Me l’aveva lasciato il mio papà! – mormorò la poverina, che avrebbe voluto prenderla a schiaffi, ma l’altra le tenne strette entrambe le braccia…

- E non è tutto… Oh, ma quanto mi piace giocare con i tuoi capelli!

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