L’amica
Io e Manuela eravamo state amiche fin dai primi giorni di scuola e ci eravamo separate poco prima della maturità, quando lei si era sposata non ancora diciottenne e già incinta e suo marito era stato trasferito in Liguria; da allora non ci eravamo più viste, anche se ci sentivamo spesso per telefono. Gli anni erano passati, il suo bambino era diventato un ragazzo di sedici anni, suo marito aveva fatto carriera e quando mi telefonò quella sera mi trovò proprio dell’umore giusto per accettare la sua offerta. Mi ero appena lasciata con un uomo col quale stavo da tre anni e soffrivo come un cane bastonato, macerandomi nei sensi di colpa e nella solitudine. Manuela parlava allegra, piena di entusiasmo, come al solito.
- Che fai di bello quest’estate? Noi dovevamo andare in crociera, invece Maurizio deve restare alla Banca, sai, ha delle responsabilità abbastanza gravose e così passeremo l’estate seduti sul bordo della piscina, te lo avevo detto che abbiamo fatto costruire una piscina in giardino?
No, non me lo aveva detto, ma la cosa non aveva nessuna importanza. Le stavo rispondendo a monosillabi e lei se ne accorse.
- Livia, cosa c’è?
- Ma niente, perché?
- Sei strana… Come va con Ezio?
A quel punto scoppiai a piangere e lei capì al volo.
- Vi siete lasciati?
- No, mi ha piantata! Dice che cerco solo il matrimonio, che lui non vuole lasciarsi intrappolare dalle consuetudini, che se fossi meno asfissiante le cose andrebbero meglio tra di noi… Oh, Manuela, possibile che li trovi tutti io i balordi?
La mia amica disse, decisa.
- Quando hai le ferie?
- Tra una settimana e dovevamo andare alle Maldive!
- Bene, tu invece prepari la tua bella valigetta e te ne vieni qui da noi, credo sia tempo che ci rivediamo, non ti pare? Non saranno le Maldive, ma ti garantisco serenità e tranquillità, un pizzico di follia e tante chiacchiere!
Non ci misi molto a lasciarmi convincere e così passai il resto della settimana preparandomi per l’incontro. Chissà se era cambiata di molto e chissà come mi avrebbe trovata, e chissà com’era suo marito, lo ricordavo solo vagamente, avendolo visto solo il giorno del loro matrimonio. Partii una calda mattina di luglio, il sole ancora basso sull’orizzonte e la calura che si stava alzando, pigra. Feci il viaggio quasi senza mai fermarmi se non per benzina e toilette e arrivai alla periferia di Genova che erano poco più delle quattro del pomeriggio. Telefonai a Manuela che lanciò un gridolino e mi ordinò.
- Fermati al primo autogrill che trovi e non ti muovere, vengo a prenderti! Tanto, non ci troveresti mai!
Attesi impaziente e finalmente vidi arrivare una macchinetta a razzo che parcheggiò nel parcheggio dell’autogrill di sghimbescio e ne uscì una ragazza con i capelli corti e biondi, in shorts e top rosa che mi venne incontro con le braccia spalancate. Ci abbracciammo e ci baciammo ridendo e piangendo, sedici anni sono lunghi e poi ci guardammo, gli occhi ancora pieni di lacrime. Lei aveva un corpo da adolescente, sembrava che il tempo non fosse passato e mi sorrise.
- Dio mio, Livia, sei uguale a quando andavamo a scuola!
Risi, compiaciuta.
- A parte qualche chilo in più…
- Che ti sta benissimo! E io, invece? Come mi trovi?
La abbracciai di slancio, aveva una vitina sottile e due piccoli seni sodi che schiacciavano i miei.
- Come allora! Uguale uguale!
Manuela rise e mi prese per mano, avviandosi all’uscita.
- A parte un ragazzone di sedici anni che gioca a football americano ed è alto venti centimetri più di me! Andiamo, non vedo l’ora di averti a casa con noi, ho un sacco di cose da dirti! Ah, c’è un altro ospite, mio marito lo aveva già invitato e spero che non ti dispiaccia, tanto lui lo mettiamo nell’altra ala della casa.
Risi divertita.
- Ma quanto è grande questa casa?
Lei salì in macchina facendo volare le lunghe gambe abbronzate.
- La vedrai tra poco! Su, sali in macchina e vienimi dietro!
Ci volle quasi un’ora per arrivare a casa di Manuela ma una volta lì mi accorsi che ne era valsa la pena. La casa in realtà era una villa, bassa e lunga, adagiata su due piani di una collinetta, con davanti un piacevole declino che portava ad una piccola spiaggia circondata da rocce scure. Dietro alla casa c’era un’ampia piscina piastrellata di azzurro e verde, circondata da cespugli fioriti e alberi frondosi, un’oasi di pace. Manuela mi accompagnò nella mia stanza e rise alle mie esclamazioni: la stanza dava direttamente su un porticato e sulla piscina ed era confortevole e grande come il mio salotto.
- Ti piace? Così se ti viene voglia, puoi fare il bagno anche di notte! E nuda, se vuoi! Tanto qui dietro non ti vede nessuno!
Risi, mi sentivo rilassata, per la prima volta da quando Ezio mi aveva lasciata non pensavo a lui come prima cosa. Svuotai la valigia con Manuela seduta sul letto a chiacchierare e poi lei guardò l’orologio che aveva al polso e si alzò in fretta.
- Tra meno di mezz’ora arrivano mio marito e mio figlio, vado a vedere in cucina cosa c’è da mangiare, sono sempre affamati quando arrivano!
- Sei tu che cucini?
Manuela rise di gusto.
- Sei matta? Io non so nemmeno cucinare un uovo! No, no, Maurizio ha preso una bravissima cuoca, pensa che cucinava ancora per la sua famiglia, fa tutto lei! Io mi accontento di mangiare e di farle i complimenti e, vedrai, dovrai farlo anche tu, è bravissima! Ah, per la cena, se vuoi metterti qualcosina di elegante, stasera ci sarà anche l’ospite di mio marito.
Afferrai il messaggio, niente shorts e top, ci si doveva bardare a festa! Ma mi andava bene, ero elettrizzata come una molla, quella casa, la piscina appena fuori della mia porta-finestra, un marito sconosciuto, un figlio giocatore di football, un ospite misterioso… Sì, avevo davanti delle piacevoli vacanze e al diavolo Ezio!
Indossai un abitino di seta scollato e abbastanza corto, mi pettinai i capelli che avevo lunghi e neri in un morbido chignon, due gocce di profumo ed ero pronta. Scesi le scale e sentii subito le voci che parlavano, erano già tutti lì; non avrei voluto fare un ingresso da diva, per ultima e scendendo una scala, ma invece fu proprio così. Cominciai a scendere e mi guardarono tutti, in silenzio. Poi Manuela mi venne vicina, aveva un adorabile vestito bianco che la fasciava come una guaina e faceva risaltare la sua abbronzatura e i suoi capelli dorati e mi prese per mano, portandomi verso il gruppetto e presentandomi.
- Questa è Livia, la mia più cara amica, quasi una sorella! Livia, questo è Maurizio, mio marito, te lo ricordi vero?
Strinsi la mano di un giovane uomo affascinante e cordiale che mi sorrise con dei denti abbaglianti, non lo ricordavo così o forse a quell’epoca non lo avevo visto così.
- Questo invece è il mio bambino, Flavio!
Il “bambino” era alto quasi un metro e novanta, stessi occhi azzurri e capelli biondi della madre, stesso sorriso smagliante del padre, con in più due spalle larghe e due fianchi stretti e una stretta di mano micidiale.
- Felicissimo, Livia.
- E questo è Giulio, un ex-collega di Maurizio che ora vive in Belgio, è qui per un periodo di vacanza.
Giulio era scuro di capelli e di occhi, con una bocca sensuale e un tocco morbido che mi diede i brividi.
Ci vollero solo pochi minuti per affiatarci, poi fu come se ci fossimo conosciuti da sempre. Maurizio era spiritoso e lanciava battute che venivano raccolte dal figlio e dall’amico, mentre Manuela si accontentava di ridere e di farsi coccolare sia dal figlio che dal marito. Io ero seduta tra Giulio e Flavio che facevano a gara a riempirmi il bicchiere e a farmi complimenti e alla fine della serata mi sentivo leggermente brilla e molto, molto attraente. Manuela prese per la vita il marito e gli sussurrò all’orecchio e lui rise, salutandoci.
- La mia mogliettina ha bisogno di me urgentemente, perciò vi lascio! Flavio, chiudi tu le luci della piscina?
- OK, pà. Tra poco vado anch’io a letto, domani ho gli allenamenti.
Restammo io e Giulio a parlare del più e del meno e poi lui mi accompagnò galantemente fino alla porta della mia camera.
- Ti hanno dato proprio la camera migliore, davanti alla piscina! Io, invece, sono dall’altro lato, oh, bellissima camera lo stesso, ma con la vista sul prato. Tu puoi fare il bagno anche di notte, se vuoi!
Risi, mi sentivo la testa vagamente leggera, come un palloncino sospeso.
- E nuda, se voglio! Tanto qui non mi vede nessuno!
Giulio mi fissò un istante e poi mi salutò e se ne andò, lasciandomi sola.
Mi spogliai in fretta e mi distesi a letto, la testa mi girava un poco e volevo solo dormire. Infatti mi addormentai subito e dormii quasi due ore, come constatai guardando l’orologio luminoso che c’era su una parete. Rilassata tra le lenzuola, un fresco venticello che entrava dalla porta-finestra, rimasi a fissare la luminosità della notte, fuori. Non avevo più sonno e così distesa mi venivano sensazioni, idee, lampi per il corpo. Nuotare nuda. Non l’avevo mai fatto. Chissà come era sentirsi l’acqua sui seni nudi, tra le gambe, entrare nella vagina… mi girai e rigirai per quasi mezz’ora, il silenzio della casa era profondo e da fuori venivano solo i rumori della natura, i grilli, un gufo, il vento… non avevo mai osato nemmeno dormire nuda e anche quella doveva essere una piacevole sensazione, le lenzuola che ti sfiorano la pelle, te la accarezzano… Mi alzai e andai in bagno, soffermandomi a guardarmi al grande specchio; indossavo il solito pigiamino di maglina che usavo in estate, maglietta corta e pantaloncini e sotto tenevo sempre gli slip. Ma ora avevo voglia di conoscere il piacere di sentirmi libera, senza vestiti. Così mi spogliai lentamente, continuando a guardarmi allo specchio. Esitai solo un attimo con gli slip, ma poi buttai a terra anche quelli e mi guardai, girandomi di lato, di schiena. Non ero male. Avevo i seni più grandi di quelli di Manuela, ma altrettanto sodi. E le natiche alte, tonde. Mi girai a guardarmi il monte di venere e la peluria scura che lo ricopriva, come doveva essere sentire l’acqua passare sopra? Non come fare la doccia o il bagno, ne ero certa. Mi decisi senza pensarci due volte. Camminai silenziosa attraverso la stanza e, senza accendere la luce, uscii sul portico e raggiunsi la piscina. L’acqua era percorsa da piccoli brividi dati dalle folate di vento ma per il resto era tutto immobile. Scesi la scaletta, non volevo rischiare di svegliare qualcuno con un tuffo, e a mano a mano che l’acqua mi saliva sulle cosce, sul basso ventre, sui seni mi sentivo addosso un languore come se stessi per avere un orgasmo. Mi buttai con voluttà, le braccia aperte, l’acqua che mi accarezzava i capezzoli, li sentivo indurirsi, spingere in avanti, fremere. Aprii le gambe, così che l’acqua entrasse in me come in una penetrazione, la sentivo invadere la mia vagina calda, quasi gorgogliare. Nuotai pigramente, lasciando che le piacevoli sensazioni che continuavo a provare arrivassero quasi al parossismo, quasi al punto di farmi gridare, mentre con una mano mi massaggiavo il clitoride e con l’altra mi stringevo i capezzoli. Poi uscii, grondante e tremante, il fuoco tra le gambe che non si era spento. Rimasi distesa sulle pietre ancora calde dal sole della giornata lungo il bordo della piscina e poi tornai nella mia camera, ancora scossa da quell’esperienza travolgente. Stavo per chiudere la porta-finestra quando una mano la bloccò e una voce sommessa disse.
- Vuoi che ti aiuti ad asciugarti?
Un uomo nudo mi sospinse all’interno e posò le sue labbra sulle mie, dandomi dei piccoli baci mentre con le mani mi accarezzava i seni, le natiche. Per un attimo pensai a Giulio, ma poi mi accorsi che era Maurizio, il marito di Manuela! Lo respinsi in fretta.
- Ma cosa fai?
Lui tornò ad attirarmi a sé, deciso.
- Ti ho vista nuotare. Manuela dorme, non temere. E tu… tu hai bisogno di me!
Non sapevo che dire, le sue mani continuavano a passarmi sul corpo e io tornavo a provare i brividi di piacere che avevo sperimentato in acqua, senza che avessi trovato soluzione. Maurizio mi infilò una mano tra le gambe, mi accarezzò il clitoride fino a farmi piangere e poi mi portò a letto e mi distese, salendo subito su di me e penetrandomi con forza, con decisione, mentre continuava ad accarezzarmi il clitoride, a pizzicarmi i capezzoli. L’orgasmo mi venne potente, facendomi sollevare, arcuare, gemere e lui mi chiuse la bocca con dei profondi baci mentre si liberava dentro di me con prepotenza. Rimase ancora qualche minuto ad accarezzarmi, poi si alzò e mi sorrise appena.
- Prevedo una splendida vacanza, Livia!
Se ne andò talmente in fretta che io ero ancora con le gambe spalancate e il respiro affannoso, pensando inorridita a quello che avevo fatto alla mia più cara amica! Era il primo giorno che ero a casa sua e già l’ avevo tradita con suo marito! Il cuore mi batteva ancora disordinato e non riuscivo bene a decidere cosa dovevo fare, quando un’ombra fece scivolare la porta-finestra ed entrò, furtiva. Dissi a bassa voce, decisa.
- Vattene, Maurizio, non voglio che tu resti qui un minuto di più!
L’ombra si fermò, poi ci fu una risatina sommessa e il grande corpo di Flavio mi si catapultò addosso, abbrancandomi i seni come se fossero palle da football!
- Ah ah, vi ho scoperti! Ti sei fatta mio padre!
Cercai di scostarlo, ma le sue mani, benchè inesperte, sapevano esattamente dove toccarmi per farmi perdere la voce e la decisione.
- Flavio, lasciami stare, con tuo padre è stato un errore…
Il ragazzo cercava di aprirmi le gambe e finalmente ci riuscì, infilandomi subito dentro un enorme membro duro che mi penetrò fino allo stomaco e cominciò a pompare di lena, mentre le mani mi impastavano i seni come se dovesse farli lievitare. Cercai di muovermi, di toglierlo, ma le sue mani scesero a massaggiarmi il clitoride, si infilarono insieme al suo pene, spinsero con forza, mentre io sollevavo le gambe, il fuoco che mi bruciava dentro, i seni in fiamme. Flavio mi inondò del suo getto e poi crollò su di me, ansimante.
- Meglio io o mio padre?
Mugolai in risposta, non riuscivo nemmeno a connettere.
- Tu sei un bulldozer!
Flavio rise sommesso.
- E’ un complimento o una critica?
- Critica. Non puoi trattare una donna come un tuo avversario in campo di gioco! Non la puoi placcare e schiacciare! E solleva questo tuo corpo da bestione da sopra di me, mi stai facendo diventare i seni piatti!
Flavio continuava a ridere, divertito dalle mie lamentele, ma si rotolò al mio fianco.
- Così ti piace di più papà! Va bene, cercherò di imparare da lui, così poi non ti lamenti più!
Si stava allontanando e io mormorai, incredula.
- Come sarebbe a dire che poi non mi lamento più?
- Perché domani notte ritorno, bellissima amica di mamma!
Mi lanciò un bacio con le dita ed uscì, lasciandomi sconvolta distesa su quel letto. Forse stavo sognando! Manuela dormiva qualche camera più in là e nel frattempo io avevo avuto rapporti sessuali con suo marito e suo figlio ancora minorenne! Mi girai sulla pancia, nascondendo il viso sul cuscino con un gemito, cosa avevo fatto? Come ero arrivata a quello? Il corpo mi bruciava dai baci e dalle carezze che avevo ricevuto e mi veniva voglia di tornare a fare un bagno, di abbandonarmi all’abbraccio dell’acqua tiepida, di risentire la brezza asciugarmi… Mi alzai piano e guardai per bene in giro, non c’era più nessuno, così tornai in piscina e ci entrai, lasciandomi andare, gli occhi chiusi e il respiro che si calmava. Ora l’acqua sui seni mi risvegliava ricordi di mani, di bocche che mi avevano appena risvegliata; e il sentire il fresco del liquido tra le gambe, accarezzarmi il clitoride, entrarmi nella vagina, mi dava sollievo e piacere nello stesso tempo, un placido piacere di voglia già appagata, già soddisfatta. Uscii e rimasi gocciolante, il viso alla luna, i capelli bagnati sulle spalle, il vento che mi faceva indurire i capezzoli. La voce di Manuela al mio fianco mi fece sobbalzare.
- E’ meraviglioso fare il bagno nude, non trovi?
Mi girai a guardarla e anche lei era nuda, splendente e sottile come una silfide, come una dea delle acque. Si tuffò e lo splash mi sembrò talmente silenzioso da essere quasi immaginato e mi invitò con la mano. La seguii senza riflettere e in acqua lei mi nuotò vicina, mi avvolse con le gambe, mi attirò a sé con le braccia. La sua bocca era a pochi centimetri dalla mia e mi venne spontaneo baciarla, mentre lei insinuava la sua lingua dentro di me e mi stringeva più accosta, i nostri seni che si toccavano, separati solo da quell’acqua che ci circondava. Le gambe strette intorno alla mia vita mi massaggiavano le natiche e sentivo il suo pube spingere sul mio, così le passai le mani sulle natiche, le toccai il buchetto, le infilai tra le gambe, toccandole la fica, un senso di irrealtà che mi sommergeva. Non avevo mai baciato una donna, mai toccata, mai provato le sensazioni che stavo provando e mi piaceva, quasi quanto sentire un membro eretto e duro dentro di me. Manuela si staccò da me e nuotò verso la scaletta, invitandomi a seguirla e pochi minuti dopo eravamo nella mia stanza, ci stavamo asciugando a vicenda, le mani che sembravano sapere esattamente dove andare per provocarci piacere reciproco. Lei non parlava, mi passava le mani sui seni, me li succhiava e poi scendeva ad accarezzarmi tra le gambe, mi infilava le dita nella vagina spalancata e bagnata e io mi sentivo svenire mentre anche le mie mani la cercavano, con frenesia. Manuela si distese e mi chiamò sopra di sé, facendomi poi girare così che lei potesse avere la mia fica sul viso e cominciò a leccarmi, a succhiarmi, mentre io facevo lo stesso, il sapore della sua fica morbida che mi inebriava. Le sue mani me la allargavano, me la tiravano e io mi contorcevo, non avevo mai provato degli orgasmi così violenti, così rapidi. Poi le sue dita giocherellarono sul buchino tra le natiche e finalmente me le allargò e ci si infilò dentro, piano, con circospezione e io mi chinai ancora di più per accoglierla, i lampi di piacere che mi squassavano fino alle viscere. Manuela allargò le gambe ancora di più e io le presi in bocca la sua fica ardente, avrei voluto mangiarla, ingoiarla, mentre quel bruciore divino mi partiva dal culo e mi invadeva la fica, che lei stava succhiando con passione e si irradiava per tutto il corpo. Restammo abbandonate l’una sull’altra, i corpi sudati e tremanti, le nostre bocche piene l’una dell’umore dell’altra e poi lei fece un piccolo sospiro e si scostò, mettendosi al mio fianco e passandomi la mano sulla schiena, dolcemente.
- Oh, Livia, sapessi quante volte ho sognato di farlo così con te!
- Dici davvero?!
Ero incredula, ma lei rise piano, soffocata.
- Ancora quando andavamo a scuola! Mi attiravano quei tuoi seni più grandi dei miei ed ero sicura che avevi i peli del pube scuri, non biondi come i miei. Non so cosa avrei dato per dirtelo, per invitarti a passare una notte a casa mia… Ma non ne ho mai avuto il coraggio. Ma adesso sei qui, finalmente!
Dovevo dirglielo, non avrei più potuto guardarla negli occhi se tacevo.
- Manuela, devo confessarti una cosa, anzi due!
Lei sbadigliò e si stirò, insonnolita.
- Me lo dirai domani. Adesso vado a dormire.
- No, Manuela, te lo devo dire subito! Io ho fatto il bagno in piscina anche prima che tu venissi e… quando sono uscita ho trovato qualcuno ad aspettarmi.
Lei si girò a guardarmi, gli occhi azzurri divertiti.
- Flavio?
- Sì, Flavio, anche, ma non solo lui.
Manuela rise, soffocando la risata nel cuscino.
- Non dirmi che era Maurizio!
Mi sentivo un verme e confermai, dispiaciuta.
- Sì, Maurizio. Manuela, te lo giuro, io non volevo, ma… è successo… Non so nemmeno io bene come.
Lei continuava a ridere e ora mi baciò sulla bocca, dolcemente.
- Non ti devi preoccupare, so benissimo che mio marito ogni tanto ha bisogno di una sbandata per poi riprendere la strada maestra, è sempre stato così. Per questo quest’anno ho pensato d invitare te, almeno so di sicuro con chi va a letto!
- Vuoi dire che tu sai… che lui…
Manuela annuì, era tornata seria.
- So benissimo che a volte non gli basto io e che cerca distrazioni altrove. Mi secca quando va a cercarsele per la strada, così ho pensato che se gliene metto io una a disposizione, senza che lui lo sappia, ovvio, forse non andrà a cercarle per la strada e, una volta fatta l’indigestione, tornerà da me, come fa sempre. Scusa se non te l’ho detto, ma speravo proprio che tu e lui… insomma, che restasse soddisfatto al punto tale da non cercare altrove.
Ero sconvolta e chiesi ancora a fior di labbra.
- E Flavio?
Lei lo liquidò con un gesto di indifferenza.
- Flavio è ancora un ragazzo, sta cercando la sua identità. Non è male, come amante, ma ha bisogno di una nave scuola, capisci? Qualcuna che lo sgrezzi un poco, che lo raffini… Potresti essere tu, se vuoi. Io mi stanco a continuare a fargli da maestra e poi tanto non mi ascolta.
- Tu… gli fai da maestra?
Manuela spalancò i suoi grandi occhi azzurri.
- Ma certo! Non vorrai che abbia lasciato il compito ad una donnaccia qualsiasi, no? Lo sto istruendo, ha molto potenziale.
Mi girava la testa, forse avevo perso qualcosa per strada.
- Manuela, mi stai dicendo che tu vai a letto con tuo figlio, che gli stai insegnando a fare sesso? E che hai piacere che io sia qui per continuare le lezioni? E che, inoltre, hai piacere se tuo marito ti tradisce con me? E che tu, nel frattempo, vuoi un rapporto lesbico tra noi due?
Manuela scoppiò a ridere, divertita.
- Certo che detta così sembra una cosa grave! Io la vedevo solo come una vacanza completa, per te e per noi!
- Completa di sicuro…
- Ma non piacevole?
Ora mi guardava, intenta e io mi risentii i brividi per il corpo e mi guardai i capezzoli, erano di nuovo eretti e tesi. Le sorrisi, spingendola via.
- Non lo so ancora, ci penserò. Buonanotte.
Manuela uscì silenziosa e io rimasi distesa sul letto, la luna stava calando e i suoi raggi mi battevano addosso, mi davano una sensazione di magia, di incantesimo. Un’ombra coprì la luna, sentii lo scivolare della porta-finestra, una figura maschile che si sedette al mio fianco.
- Hai una vita molto movimentata, di notte!
Guardai il viso in penombra di Giulio e poi scesi lungo il suo corpo, il petto largo con una peluria bruna, le cosce muscolose, le mani che si tendevano a sfiorarmi.
Sorrisi appena.
- Mi stavi spiando?
Lui posò le dita sui miei capezzoli, li massaggiò tranquillo, tutti e due, piano.
- No, stavo aspettando di poter venire da te. Ho dovuto aspettare un bel po’.
- Hai visto… tutto?
Quasi non vidi il cenno di assenso, ma si chinò su di me e mi baciò, sollevandomi per le spalle, attirandomi a sé.
- Credo di sì. A meno che prima di Maurizio non fosse venuto qualcun altro… Che so, il giardiniere, la cuoca…
- Sciocco! Cosa mi credi? E’ stato tutto per caso, non era previsto… Sono stata colta di sorpresa.
Lui mugolò una risposta sulle mie labbra, ma non smise di baciarmi e io mi lasciai andare, il corpo ancora rilassato, mi piaceva la bocca possessiva e morbida di Giulio. Poi le sue mani scesero di nuovo sui seni, me li strizzarono appena, mentre saliva su di me, il membro eretto che mi spingeva sul ventre. Sussurrò.
- Anche adesso sei colta di sorpresa?
- In un certo senso…
Lui ridacchiò e cominciò a massaggiarmi il pube, scostandomi i peli, infilandosi nella fica, stringendo il clitoride che rispondeva con lampi di piacere. Allargai le gambe e presi in mano il suo pene, indirzzandolo verso la fessura, aperta e pronta ad accoglierlo.
Giulio era lento, morbido, sensuale, giocava dentro di me come il gatto col topo, mi faceva arrivare al culmine dell’orgasmo e poi si tirava indietro, lasciandomi boccheggiante e tremante per ricominciare appena mi calmavo un poco. Quando finalmente esplose dentro di me, ero al limite e dovetti mordermi le labbra per non urlare, i fuochi d’artificio che mi scoppiavano dentro. Ma Giulio non aveva finito. Con calma mi girò e mentre con le dita mi solleticava la vagina, cominciò ad infilare il suo enorme pene ancora duro tre le mie natiche, allargando il buchetto a poco a poco. Fitte di dolore si mischiavano ad ondate di piacere e quando mi schiacciò il clitoride ero ormai di nuovo sul punto di urlare. Ricaddi esausta e lui si sfilò da me e si distese al mio fianco, ansante.
- Quanto ti fermi?
Sorrisi tra me.
- Perché?
- Io resto tutto il mese. Mi piacerebbe approfondire la nostra conoscenza. Magari pianificare un futuro assieme.
Mi girai di schiena e allargai le braccia e le gambe, avevo la fica e il culo che bruciavano e l’aria della notte me le rinfrescava. Giulio si chinò a baciarmi tra le gambe, la lingua che saettava e io feci un gemito.
- Basta, ti prego!
Lui rise, la faccia tra i peli del pube.
- Già stanca? Ma hai ragione, abbiamo un mese intero davanti, inutile fare un tour de force la prima notte!
Scese dal letto, mi baciò ancora sulla bocca, mi passò una lenta carezza per tutto il corpo ed uscì, il cielo già si stava rischiarando dietro la piscina. Rimasi lì distesa, inerte, abbandonata, piacevolmente calda nei punti giusti, serenamente soddisfatta. Un mese. Un lungo mese in cui avrei avuto a disposizione un marito fedifrago ma estremamente assatanato, un ragazzo inesperto ma pieno di energia, una donna dolcissima e appassionata e un probabile rimpiazzo di Ezio. Mi avvolsi nel lenzuolo, ora sapevo cosa si provava a dormire nudi ed era piacevole, molto piacevole… Non sarebbe stata male come vacanza, anzi, sarebbe stata una vacanza eccezionale, decisamente unica nel suo genere! Mi addormentai di colpo, la brezza del mattino che faceva increspare l’acqua della piscina, il sole che cominciava ad entrare dalla mia porta-finestra, si slanciava sul letto, mi scaldava con i suoi raggi, mi accarezzava con lunghe dita di calore, facendomi girare nel sonno, scostare le lenzuola ed offrirmi nuda, pronta a ricevere quel calore che mi riempiva come una penetrazione rituale….
…
Eccoci, un’altra chicca per divertire tutti, spero piaccia come gli altri, sappiatemi dire…
Pubblicato in: January 12th, 2008 sotto Racconti.
Commenti: 1
Commenti
Commento per omar
18-01-2008, 9:50 pm
bello e intrigante, anch’io vivo in liguria ma gente cosi’ non la conosco!!! ciao omar
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