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La prima volta

Questa è la storia della mia prima volta.

Avevo circa 19 anni e avevo finito da poco il militare, quando riuscii a trovare lavoro come sub-agente di un amico di mio padre.

Dopo nemmeno una settimana vengo mandato a Milano per un corso d’aggiornamento, senza che li per li la cosa mi suscitasse tanto entusiasmo. Mi sarei dovuto ricredere!

Arrivato alla sede della società, fui accompagnato alla sala riunioni dove feci conoscenza con gli altri partecipanti. Subito notai una bella mora, che si chiamava Gianna, con la quale feci subito amicizia. Al momento di mettersi a sedere per l’inizio del corso, mi fece segno di sedersi accanto cosa che feci con molto piacere.

La giornata trascorse velocemente, anche rallegrata dalle mie battute da toscano salace nelle poche occasioni che richiedevano l’intervento dei partecipanti. Fummo portati nell’albergo che la società aveva prenotato per noi e dopo aver preso possesso delle camere mi feci una bella doccia e mi cambiai per la cena, sempre offerta dalla società, in un bel ristorante di Milano.

Arrivato nella hall rimasi senza fiato. Gianna era splendida, vestita con una elegante gonna sopra il ginocchio e una camicetta che a stento tratteneva il seno abbondante, dalla quale trasparivano dei capezzoli a bottoncino veramente notevoli.

La visione mi procurò un’erezione immediata, che i jeans riuscirono a dissimulare con poca efficacia, che Gianna notò subito facendogli aprire la bocca in un’incantevole sorriso. Con un grosso sforzo riuscì a calmare le mie pulsioni e unitomi al gruppo andammo verso le auto per dirigerci al ristorante. Durante il tragitto Gianna, che si era seduta accanto a me, con

piccole mosse mi accarezzava la gamba e come se nulla fosse continuava a chiacchierare con gli altri passeggeri. Un torbido pensiero si insinuò nella mia mente e molto lentamente sfiorai la gonna che nel frattempo era salita di qualche centimetro

lasciando intravedere l’orlo delle autoreggenti. Ero sul punto di accarezzare la coscia quando arrivammo al luogo della cena.

Trattenei a stento un’imprecazione e mi diressi al ristorante con la testa immersa in mille fantasie. Finita l’ottima cena fummo riaccompagnati all’albergo, e dopo aver fissato l’appuntamento per il giorno successivo, mi diressi verso l’ascensore con gli altri partecipanti scoprendo che Gianna era alloggiata nello stesso piano ad un paio di camere di distanza.

Stanco della giornata decisi di farmi una doccia durante la quale al solo pensiero delle cosce di Gianna mi venne un’erezione prepotente.

Il bussare alla porta interruppe il mio fantasticare e recuperato un asciugamano con il quale mi coprii andai ad aprire. Non ebbi il tempo di realizzare che Gianna era entrata e mi si era incollata alle mie labbra. Era in vestaglia, aveva lasciato le autoreggenti e un minuscolo perizoma, le tette libere svettavano verso l’alto e i capezzoli che avevo intravisto prima erano

grossi e duri come il marmo. Senza dire una parola chiuse la porta e mi spinse sul letto. Mi tolse l’asciugamano e avvinghiò

il cazzo, che nel frattempo era eretto come non mai, con la bocca leccandolo e infilandoselo fino in gola. Superato l’attimo di sorpresa cominciai a gemere dal godimento e stavo quasi per venire quando Gianna si fermò stringendomi con le mani la base della verga. Sentii i coglioni gonfiarsi e nel frattempo Gianna ricominciò il suo andirivieni con la bocca.

Devo riconoscere che ci sapeva fare, leccava la punta con la lingua circondando la cappella e succhiando il filetto, poi con due dita strizzava il glande allargando la fessura e vi introduceva la punta della lingua procurandomi un dolore misto a piacere che mi penetrava il cervello.

Ogni tanto prendeva i suoi magnifici seni e avvolgendoli sul cazzo li strusciava in una splendida spagnola.

“Ti prego fammi venire” le dissi dopo la terza volta e finalmente dopo un breve su e giù lasciò che svuotassi le palle con una violenta e copiosa schizzata nella sua bocca. Ingoiò il tutto e mentre mi strizzava le palle per far uscire anche l’ultima stilla di sborra mi ripulì con cura il cazzo che nel frattempo aveva perso un po’ della sua rigidità.

Poi con un balzo mi stampò un sonoro bacio sulla bocca, con un gesto fulmineo prese la vestaglia e corse alla porta.

Girandosi mi guardò con il viso stravolto dal piacere e mi disse ” A domani per la seconda lezione” ed uscì

Rimasi imbambolato sul letto per un bel po’ riassaporando i momenti appena trascorsi, finchè non mi addormentai pensando a cosa sarebbe successo l’indomani.

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